Povetkin distrugge Price, dopo aver subito anche lui un knock down

Prima di raccontare il match tra Povetkin e Price, credo sia indispensabile sottolineare il colpevole atteggiamento di Howard Foster. Che non è uno dei due protagonisti, ma solo l’arbitro dell’incontro. È stato sollecito nel contare Povetkin in piedi, è stato colpevolmente lento nel non accorgersi due round dopo che David Price era ko in piedi. E lo ha costretto a subire un gancio sinistro devastante di Alexander Povetkin. Il britannico era senza difesa, immobile, vittima sacrificale davanti al russo. Foster avrebbe dovuto stoppare il match, buttarsi tra i due e non mettere a rischio di tragedia la sfida.

Detto questo, aggiungo che Alexander Povetkin ha portato a casa un match che non mi è sembrato esaltante contro David Price. Come da pronostico, ma con qualche sfumatura inattesa. Il russo ha avuto qualche problema in più del previsto, anche se davanti aveva un rivale timoroso in eccesso, lento e decisamente fragile.

Povetkin, a mio avviso, ha vinto le quattro riprese che si sono chiuse con un solo colpo di scena. Il gancio sinistro di Price che nel terzo round ha scosso visibilmente il russo che ha pedalato all’indietro pregando di non finire al tappeto. Le corde lo hanno salvato, era chiaramente scosso e l’arbitro lo ha contato. Pochi secondi prima era stato proprio Povetkin a mandare giù il britannico, ancora una volta con un gancio sinistro.

L’azione che ha chiuso la sfida è stata altamente drammatica. Un gancio destro del russo ha gelato Price che si è letteralmente bloccato, ha abbassato le braccia e si è esposto al colpo di grazia di Povetkin che è arrivato. Il gancio sinistro si è abbattuto come una mannaia sul mento di Price e ha chiuso la sfida.

Ora, secondo i dettami della Wba, Alexander Povetkin ha meritato la designazione a sfidante ufficiale al titolo. Vedremo cosa accadrà. Stanotte il russo mi è sembrato pesante, nei colpi e nell’azione. Addirittura disattento nel momento in cui si è fatto sorprendere dal gancio di Price. Ma queste sono osservazioni a caldo, avremo tempo per riparlarne.

Gli unici fatti certi sono che Povetkin ha vinto per kot e che Howard Hughes è un arbitro che si è macchiato di colpa grave. Il pugilato deve limitare il coefficiente di rischio, non esaltarlo.

In un altro match della serata il peso leggero Anthony Crolla ha dominato il messicano Edson Ramirez, nonostante una brutta ferita appena sotto l’arcata sopracciliare destra subita fin dal terzo round.

Wilder: “Voglio un cadavere nel mio record!” Il Wbc apre un’inchiesta

Deontay Wilder, campione dei massimi per il Wbc, in un’intervista radiofonica ha detto: “Non sono preoccupato di uccidere qualcuno sul ring. Quando divento Bronze Bomber (è il suo soprannome, ndr) mi trasformo. Ho una potenza devastante. Salgo sul ring con una sola cosa in testa: mettere ko il mio rivale e tornare a casa. Voglio il corpo di qualcuno, voglio un cadavere nel mio record. Non mi meraviglierei se ciò accadesse”.

Il World Boxing Council ha aperto un’inchiesta, il suo presidente Mauricio Sulaiman ha minacciato provvedimenti.

Le parole di Wilder sono disgustose.

“Se tutto questo è vero, è un grande disonore!” ha scritto Tony Bellew su Twitter. “Tanti pugili hanno una famiglia che li aspetta a casa, Wilder ha detto che vuole uccidere il padre di un bambino? È solo un idiota!”

Joshua netto favorito. A Parker, per sperare, serve un match perfetto…

Sembra tutto troppo semplice.

Anthony Joshua ha una stazza superiore, è infatti più alto e più pesante. Ha maggiore potenza e maggiore esperienza di Joseph Parker. Ha già vissunto eventi da brividi: ha sconfitto Wladimir Klitschko davanti a novantamila spettatori. Lo ha battuto dopo essere finito al tappeto, centrato da un diretto destro che avrebbe chiuso molti altri incontri.
È vero, non è pugile da mettere knock out il rivale con un solo colpo, ma ha pesantezza di pugno e capacità di sgretolare la resistenza del neozelandese, esattamente come ha finora fatto con i venti avversari affrontati. I bookmaker lo indicano chiaro favorito, anche se negli ultimi giorni la quota di Parker è scesa di molto. E io sono d’accordo con loro.

Ma la boxe non sempre è una scienza esatta. Parker potrebbe anche riuscire a calcare il ring di Cardiff come se fosse su un tappeto magico. Potrebbe riuscire a boxare a corta distanza evitando le lunghe leve e l’allungo superiore di Joshua, potrebbe lavorare molto e tenere costantemente alto il ritmo dell’azione. Insomma potrebbe anche fare un match perfetto e sperare che l’altro vada a incocciare nel suo destro, che però non mi sembra sia così devastante come lui pensa. Ne deve piazzare più di uno per ottenere il risultato.

Il britannico ha il vantaggio di poter percorrere una strada meno insidiosa. Gli basterà stare lontano da quel destro, tenere il controllo del match e rimanere concentrato fino a quando fiato e gambe di Parker non cominceranno a pretendere riposo. Questo dovrebbe accadere nella seconda metà del match. Dalla sesta in poi il ko nascosto nelle mani di Joshua sarà sempre in agguato.

Ma, ancora un ma, il campione visto contro Carlos Takam non mi è sembrato un fulmine di guerra. Basta poco, sembra, per innervosirlo, per procurargli un calo di concentrazione. Stavolta rischierebbe di più. Parker ha velocità di braccia e ottimo movimento di gambe, oltre al fatto di possedere una capacità operativa costante e alta. Insomma lavora senza apparentemente stancarsi.

Ho evidenziato un dubbio su Joshua, se devo essere onesto fino in fondo, gli ultimi incontri del neozelandese mi hanno messo nella testa ben più di un dubbio. L’ho visto in affanno contro un Andy Ruiz jr con la pancia che debordava dai pantaloncini. L’ho visto sbracciare e attaccare in maniera disordinata, senza mai trovare pesantezza di colpi in grado di chiudere la sfida, contro uno Hughie Fury che badava a difendersi e a pedalare all’indietro. Nei sei incontri finali del suo record ha vinto solo due volte prima del limite. Questo vuol dire che potrebbe non avere grande sostanza nei pugni. E contro il britannico sarebbe un difetto che finirebbe per pagare caro.

A meno che…

Ha subito una doppia operazione ai gomiti. I dolori e le infiammazioni potrebbero avergli impedito negli ultimi tempi di boxare come preferisce, ne avrebbero limitato velocità e potenza. Ora che ha spazzato via questo problema potremmo rivederlo al meglio. E allora qualche possibilità riuscirebbe ad averla.

Joshua è cresciuto da quando è passato professionista. L’ha fatto dal punto di vista tecnico, acquisendo una maggiore consapevolezza dei suoi mezzi, fiducia nel proprio pugilato e capacità di reagire a situazioni imbarazzanti come il knock down subito da Wladimir Klitschko o la botta inflittagli dal gancio di Dillian Whyte. Ma è cresciuto anche sotto il profilo fisico. Dai primi match a oggi ha messo su dodici chili, il fatto che li abbia trasformati in muscoli ha fatto storcere il naso a più di una persona. Ed è proprio questa lievitazione muscolare ad avere reso Anthony Joshua meno amato fuori dal Regno Unito di quanto i suoi risultati meritino.

Parker è salito di cinque chili dal match con Takam, contro cui ha faticato per portare a casa la vittoria. Si è appesantito e ha perso un po’ di velocità. Il suo coach ha detto che sabato lo vedremo come non l’abbiamo mai visto. Questo è un po’ quello che tutti gli allenatori dicono dei loro pugili alla vigilia di un match importante, ma non si sa mai. Voglio credergli.

Di sicuro il neozelandese ha la mascella robusta. Non è mai stato messo al tappeto da professionista, il suo clan dice che non lo è mai stato nè da dilettante, né durante le sessioni di sparring. In poche parole, nessuno lo ha mai colpito così forte da metterlo knock down. Scorrendo i nomi dei rivali non ho trovato picchiatori seriali, ma forse sto osservando con occhio troppo critico la situazione.

La sto facendo lunga, è arrivato il momento di chiudere il cerchio.
Penso che Anthony Joshua sia decisamente favorito e potrebbe chiudere la sfida con un ko tra il sesto e il settimo round. Dovesse vincere Parker, sarebbe una grande sorpresa. Non lo dico io, lo dice l’analisi oggettiva dei rispettivi record, del fisico dei protagonisti e delle loro caratteristiche tecniche e di potenza.

Sarà comunque, e questo lo spero fortemente, un match piacevole tra due pugili che non lanciano proclami devastanti e non insultano il rivale. Mi sembra già un buon risultato.

IL PROGRAMMA

Massimi: Alexander Povetkin (33-1-0) vs David Price (22-4-0); gallo: Ryan Burnett (18-0) vs Yonfrez Parejo (21-2-1); welter: Josh Kelly (5-0) vs Carlos Molina (28-8-2); leggeri: Joe Cordina (6-0) vs Hakim Ben Ali (19–5-0); supermedi: Morgan Jones (12-0) vs Mose Auimatagi jr (9-1-2); leggeri: Anthony Crolla (32-6-3) vs Edson Ramirez (18-2-1); gallo: Sean McGoldrick (4-0) Ricky Little (3-2-1); mediomassimi: Joshua Buatsi (4-0) vs Bartolomej Grafka (20-28-3); massimi (mondiale Wba, Ibf, Wbo, Ibo) Anthony Joshua (20-0) vs Joseph Parker (24-0). Arbitro: Giuseppe Quartarone (Italia);giudici: Steve Weisfeld (Usa), Steve Gray (Gbr), Ian Scott (Nzl).

LA TELEVISIONE

L’intera serata sarà trasmessa in diretta a partire dalle 20:30 su FoxSportsPlus (canale 205 del bouquet di Sky, telecronista Mario Giambuzzi, commentatore tecnico Alessandro Duran). Sarà la prima volta che il pugilato potrà essere visto in Italia con l’ultima tecnologia: la definizione in 4K, una sorta di Ultra HD.

Oggi, venerdì 30 (sul canale 204) dalle 21:00 il documentario Muhammad&Larry dedicato ad Ali e Holmes, realizzato dalla ESPN America. A seguire (21:55 circa) Joshua vs Wladimir Klitschko; a seguire (23:00 circa) Joshua vs Takam.

 

 

 

Dal 12 aprile al Teatro Tram di Napoli va in scena “Dentro i secondi”…

Dal 12 al 15 aprile (giovedì, venerdì e sabato alle ore 21, domenica ore 18) al Teatro Tram di Napoli (via Port’Alba, 30) va in scena Dentro i secondi, uno spettacolo diretto e interpretato da Antonello Cossia (attore, regista, autore, ha scritto e interpretato anche “A testa alta”. La storia portante, il filo rosso che unisce e guida, è quella del padre ex-pugile, atleta della nazionale azzurra che rappresentò l’Italia ai giochi olimpici di Melbourne in Australia, nel 1956). Testi di Franco Esposito e Dario Torromeo. Costumi: Annalisa Ciaranella, disegno luci: Angela Grimaldi, musiche a cura di Francesco Albano, produzione: Altrosguardo.

Protagonisti nell’ombra. Scudieri, accompagnatori preziosi dei primattori, spesso primattori anch’essi, mai avvezzi però alla prima pagina e al titolo a nove colonne.
Presenze fondamentali, essenziali, al fianco dei campioni, le cui vittorie sono sovente il prodotto del lavoro degli insostituibili: spalle preziose su cui poggiarsi quando la fatica diventa terribile, sparring, compagni d’avventura. Inamovibili, silenziosi, operosi, fedeli e fidati. Una vasta specie con connotati precisi. E oltre un secolo di opere risolutive: alcuni entrati con dolce prepotenza nella storia dello sport. Gunboat Smith, pugilatore all’inizio dell’altro secolo, si faceva prendere a pugni dal suo superiore: preparava il celebre Jack Johnson, l’odio dei bianchi d’America, alla conquista del mondo. E poi: Carrera e Milano, gli angeli di Coppi, Nobby Stiles il cattivo dell’Inghilterra che si prese la World Cup nel ’66; Lodetti e Bonini che correvano per Rivera e Platini…
Gli ultimi che diventano primi, e talvolta primi s’inventano davvero.
È l’immutabile magia dello sport.

Scrive Emanuela Audisio nella prefazione:
Sono i Sancho Panza dello sport. Gonfiano i sogni altrui, li rendono materia. Danno concretezza alle imprese, anzi le cucinano e le sfornano calde. Fanno nascere romanzi sportivi strepitosi. Sudano, lottano, si sacrificano. Anche se ad alzare le braccia è sempre Don Chisciotte, non il suo fedele servitore. Sono l’ombra che lascia la grandezza. Sherpa di salite anche esistenziali. Nessuno ha mai capito chi glielo fa fare: troppa timidezza, disagio, generosità, masochismo. Danno il loro meglio agli altri, ai campioni che li sfruttano e li ricompensano con una carezza di gloria.

Ecco un estratto del capitolo dedicato a Jimmy Ellis, amico e sparring di Muhammad Ali.

Era l’estate del Settantuno.
«Ciao campione»
«Ciao campione».
«Stavolta saremo rivali»
«Jimmy lo so che sei forte. Per diventare mio sparring devi essere veramente bravo».
«Ali ti rispetto, ma cercherò di batterti».
«Coraggio amico, andiamo a divertirci».
Jimmy cercava di mostrare all’altro la sua bravura, voleva fargli vedere quanto fosse migliorato. Centinaia di round di sparring gli avevano svelato ogni segreto di Ali. Poteva intuire quando sarebbe partito il jab sinistro, quando avrebbe provato a entrare con il diretto destro. Avrebbe potuto, ma non era riuscito a farlo.
Ali era tornato indietro nel tempo. Volava come una farfalla e pungeva come un’ape. Poi nel quarto round piazzava un destro che faceva tremare l’intero corpo di Ellis. Da quel momento il match viveva nell’attesa del colpo finale, con una storia che sembrava essere stata scritta molto tempo prima.
Nella dodicesima ripresa un montante sinistro di Ali centrava l’amico, lo scuoteva, rendeva traballanti le sue gambe.
Un’altra serie lo portava sull’orlo dell’abisso. A quel punto Ali si fermava, aspettava che accadesse qualcosa, che qualcuno ponesse fine a quella mattanza. L’arbitro Jay Adson capiva al volo il drammatico momento e chiudeva l’impari sfida.
«Ali perché ti sei fermato?»
«Ho visto nei suoi occhi una grande sofferenza».
«Ti sei fermato perché era un tuo amico?»
«Mi sono fermato perché è un uomo, come me. E io non voglio uccidere un uomo sul ring».
«È stato un match facile?»
«Sono stato in gamba, ho battuto il peso massimo più forte del mondo dopo di me».

Michael Buffer, il grido di battaglia vale quattrocento milioni di dollari…

Anno di grazia 1982.
Michael siede sul divano di casa, davanti alla Tv, assieme al figlio 13enne Michael Patrick.
Stanno vedendo un match di pugilato. L’annunciatore chiede attenzione, dice che si tratta di una split decision: due giudici per un pugile, uno per l’altro. Poi legge il verdetto cominciando con i due giudici che hanno indicato lo stesso vincitore. Addio pathos, niente attesa, tutto svelato senza lasciare un minimo di suspense nel pubblico.

“You could do it better than that, Dad.”
Tu potresti farlo meglio, papà.
Il ragazzo ha ragione e il padre la pensa come lui.

Il genitore si chiama Michael Buffer.
Ha appena deciso cosa farà nella vita, diventerà il più popolare (e più pagato) ring announcer della boxe mondiale.

Buffer, che oggi ha 73 anni, vive l’infanzia a Lancaster in Pennsylvania. Poi si sposta a Rosalyn vicino Filadelfia. I genitori lo abbandonano quando ha undici mesi. Sono due ragazzi, appena diciannovenni, che stanno uscendo dalla tragedia della seconda guerra mondiale. Non se la sentono di diventare subito una famiglia, con il relativo carico di doveri e responsabilità.

Lo adottano Joe e Connie Buffer, autista di bus lui, casalinga lei. Il padre biologico lo conosce quando ha ormai 45 anni ed è già famoso.

Una veloce esperienza come pugile (“Ho smesso quando ho capito che anche gli altri potevano tirare pugni…” scherza), poi venditore di auto e quindi modello professionista. Un antenato illustre nel pugilato. Il nonno paterno è infatti Johnny Buff alias John Lesky, ottimo peso gallo a cavallo tra la fine degli anni Dieci e la metà degli anni Venti.

Arruolatosi nell’esercito degli Stati Uniti, Michael Buffer serve in Vietnam come fotografo per un paio d’anni. Ne ha ventuno quando si toglie la divisa e si ritrova con una moglie, un figlio e senza lavoro.

A 38 anni la svolta. Il successo. Prima con la Top Rank di Bob Arum, poi con Donald Trump che lo vuole con lui per tutte le riunioni che l’attuale presidente degli Stati Uniti organizza a Las Vegas. Michael diventa molto amico di Trump e di Marla Marples, la sua compagna di allora.

Let’s get ready to rumble!
Un grido di battaglia che diventa il marchio di fabbrica dell’intraprendente Buffer. Lo brevetta, incassa i diritti d’autore da film, serie televisive, pubblicità. Fino a mettere in banca (per il copyright) circa 400 milioni di dollari.
Gira il mondo presentando i più importanti combattimenti con la sua inconfondibile voce, con la r arrotata e le parole allungate all’infinito. Lo pagano dai 15.000 ai 30.000 dollari per apparizione. Ne fa quattro al mese…

Gira film, serie televisive. Appare sulle copertine di importanti riviste e su quasi tutti i quotidiani d’America. È un grande professionista, che si prepara con scrupolo per i momenti più difficili. Ma anche lui, poche volte per carità, sbaglia. Gli accade quando presenta con un discorso di cinque minuti Joe Di Maggio a bordo ring per Whitaker vs Paez. In realtà Di Maggio è lontano più di 200 miglia dal Convention Center di Reno dove si svolge la riunione.

Colpisce ancora il 9 settembre dello scorso anno.

Allo Stub Hub Center di Carson, California, si affrontano i supermosca Juan Francisco “El Gallo” Estrada e Carlos “El Principe” Cuadras.

Estrada, a detta dei testimoni oculari, domina la seconda parte del match costringendo il rivale al tappeto nel decimo round. Alla fine il verdetto è unanime: 114-113 per tutti e tre i giudici.

Buffer si fa dare il microfono e annuncia il risultato con la sua inconfondibile voce: “…Tutti e tre i giudici hanno redatto lo stesso cartellino 114-113 per il vincitore con decisione unanime Carlos El Princìpe EEEE ESTRADA!”

L’ultima parte della frase, il cognome del vincitore, viene sommersa dai fischi e dai buu buu. Credo che pochi la sentano. E così il miscuglio dei nomi aggrava la gaffe del ring announcer.

La gente si chiede chi abbia vinto.
Carlos El Principe Cuadras o Juan Francisco El Gallo Estrada?

L’arbitro alza il braccio di Carlos Cuadras. Festa nel suo angolo, incredulità in quello dell’avversario. Poi il commissario di riunione mostra lo scorecard a Buffer che riprende in mano il microfono: “Mi scuso, per favore. Mi scuso, il risultato va dall’altra parte a favore del vincitore Juan Francisco Estrada”.

Stavolta senza enfasi.

A primi di febbraio del 2008 gli diagnosticano un cancro alla gola. Viene operato e il 19 aprile sale sul ring del Thomas&Mack Center di Las Vegas per annunciare il match tra Joe Calzaghe e Bernard Hopkins.

Sabato 31 marzo sarà lui a presentare al mondo Anthony Joshua vs Joseph Parker.

Joseeeeph Paaaarkeeeerrrr!
Anthonyyyyyy Joshuaaaaaaa!
And now, for the eighty thousands in attendance and the millions watching around the world, ladies and gentlemen
LET’S GET REEEADY TO RRRRUMBLEEE!
(che a Roma tradurremmo maccheronicamente: preparamose a fà casino!).

Per il disturbo, 28.000 dollari. Spese pagate, ovviamente.

Let’s get ready to rumble. Oh, yeah!

 

Ecco come il mondo della boxe vede la sfida tra Joshua e Parker…

Sabato 31 marzo al Principality Stadium di Cardiff (Galles) mondiale pesi massimi Wba, Ibf, Wbo, Ibo tra Anthony Joshua (20-0, 20 ko) e Joseph Parker (24-0, 18 ko), arbitro l’italiano Giuseppe Quartarone. Diretta Tv su FoxSportsPlus  (canale 205 del bouquet di Sky, telecronista Mario Giambuzzi, commentatore tecnico Alessandro Duran). Ecco i pronostici di alcuni personaggi del mondo della boxe sulla più importante sfida di inizio anno.

Tyson Fury (ex campione Wba, Ibf, Ibo dei massimi)
“Joseph Parker è molto più bravo di quello che gran parte della gente pensi. È giovane e ambizioso, ha mani veloci e potenza. I rivali che sono andati alla distanza erano pugili che sapevano incassare. Joshua ha pugno pesante, se centra l’avversario nei primi round può fargli male. Sarà un match interessante tra due ottimi pugili. Io dico che Parker potrebbe farcela.”

Carl Froch (campione Wba, Ibf dei supermedi)
“Ci sono dubbi sulla resistenza di Joshua e sulla sua capacità di essere ancora al meglio nel finale del match. Parker ha mani veloci, è capace di tenere un ritmo alto e possiede la resistenza necessaria per reggere tutte e dodici le riprese. Non so se Joshua abbia la capacità mentale per essere concentrato durante l’intero arco del combattimento. AJ può metterlo ko solo con l’accumulo dei colpi, non è infatti un pugile capace di distruggere il rivale con un solo pugno. Se il mondiale dovesse andare alla distanza, il risultato sarebbe molto incerto. Joshua è più teso di quanto non abbia mai visto prima. Se il neozelandese è riuscito a entrare nella sua mente, saranno guai per lui che potrebbe rischiare grosso, come è accaduto contro Dillian Whyte, quando l’altro lo ha centrato con un pericoloso un gancio sinistro.”

David Haye (ex campione Wbc, Wba, Ibf dei massimi leggeri)
“Tutti hanno un’idea su come battere Anthony Joshua. Tutti si dicono fiduciosi di riuscire nell’impresa. Poi salgono sul ring e ne scendono solo dopo essere finiti ko. Venti match, venti ko. E tutti pensavano di sapere come portare a casa la vittoria. È facile parlare, la realtà è che Anthony Joshua è un fenomeno. È potente e veloce. Ho visto Parker in allenamento. Mi è piaciuto come si muove. È calmo, concentrato. Il peso è quello giusto, il team affidabile. Mi aspetto un grande match. Ma penso che alla fine Joshua vincerà ancora una volta.”

Deontay Wilder (campione Wbc dei massimi)
“Il match andrà alla distanza e sarà un verdetto molto incerto. Mi piacciono entrambi i pugili, sarà un grande match.”

Dillian Whyte (campion silver Wbc dei massimi)
Non penso che Joseph Parker possa dare alcun problema ad Anthony Joshua, per me il neozelandese aveva perso anche contro Andy Ruiz jr.

Bob Arum (organizzatore, boss della Top Rank)
Tutti parlano di un match tra Deontay Wilder e Anthony Joshua, basta! Parker ha una mascella d’acciaio, sarà lì per tutte e dodici le riprese e alla fine sarà lui a vincere ai punti.

Tony Bellew (ex campione Wbc dei massimi leggeri)
Non credo che Joseph Parker possa reggere i colpi potenti di Anthony Joshua. AJ vincerà prima del limite.

Dominic Brezeale (peso massimo, numero 2 del Wbc)
Sono convinto che sarà un grande match, testa a testa fin dall’inizio. Ma sono anche convinto che Anthony Joshua batterà Joseph Parker entro il quarto round.

Sam Sexton (campione britannico dei massimi)
“Vincerà Joshua. Ha stazza fisica e potenza, è troppo grosso e forte per Parker. Joshua lo metterà ko tra la sesta e la settima ripresa.”

Anthony Joshua (campione Wba, Ibf, Ibo dei massimi)
“Vincerò per ko tra l’ottava e la nona ripresa.”

Joseph Parker (campione Wbo dei massimi)
“Vincerò, su questo non ci sono dubbi. Ma ancora non so se lo farò ai punti o per ko.”

Guadagni, popolarità, storia di AJ che dice: “Sarò l’unico re dei massimi”

Il 12 agosto 2012 Roberto Cammarelle batteva Anthony Joshua nella finale olimpica dei supermassimi a Londra 2012. Una giuria disattenta vedeva il match in altro modo e condannava l’azzurro alla sconfitta.
Cammarelle si è ritirato nel 2016, in quei quattro anni ha conquistato un bronzo ai Mondiali di Almaty nel 2013.
Anthony Joshua è passato professionista, ha vinto il titolo dei massimi e oggi possiede le cinture Wba, Ibf, Ibo. Sabato le metterà in palio contro Joseph Parker (campione Wbo). La borsa del britannico sarà vicina ai 26 milioni di dollari. Finora ha intascato compensi per un totale di 80 milioni di dollari a cui vanno aggiunti i soldi dei quattro sponsor principali. E l’UFC (Ultimate Fighting Championship) gli ha offerto un contratto da 500 milioni (“Potrei accettarlo, ma solo a fine carriera” ha risposto Joshua).

Conquistato il mondiale di sigla contro Charles Martin lo ha difeso contro Dominic Brazeale (02 Arena, 16.000 spettatori), Eric Molina (Manchester Arena, 20.000 spettatori), Wladimir Klitschko (Wembley Stadium, 90.000 spettatori), Carlos Takam (Principality Stadium Cardiff, 78.000 spettatori). Sabato a Cardiff sono previsti 80.000 spettatori. Uno che in cinque match raccoglie una folla di 284.000 persone è una rarità assoluta nel mondo della boxe moderna.
Joshua è il protagonista assoluto della scena. E la sua popolarità è in crescita. Evander Holyfield, uno che se ne intende, ha detto che per la sfida contro Deontay Wilder ci saranno sul piatto 250 milioni di dollari da dividere tra i due protagonisti.
“Entro la fine dell’anno voglio essere l’unico campione dei massimi” dice AJ.

Ne ha fatta di strada il ragazzo.
Anthony Oluwafeni Olasemi Joshua viene da Watford, nell’Hertfordshire. Ha 28 anni e un fisico imponente: 1.98 di altezza per 106 chili di peso forma. Il suo primo sport è stato il calcio, ma non riusciva a trattenere una naturale irruenza. Ha così optato per la boxe, portato in palestra dal cugino Ghenge Ileyemi. Forte di un’esperienza anche nell’atletica (ha un personale di 10”88 sui 100 metri) ha trovato nel pugilato uno sfogo naturale.
Una brutta parentesi nel 2011 quando è stato arrestato con l’accusa di spaccio di droga, dopo essere stato trovato in possesso di duecento grammi di cannabis. Si è dichiarato colpevole, è stato sospeso dalla squadra inglese di pugilato e condannato a dodici mesi di servizi sociali più cento ore di lavoro non pagato. L’hanno aiutato Lennox Lewis, Carl Froch e suo cugino Ileyemi. Il fatto è accaduto in marzo. Qualche mese dopo Anthony è andato ai Mondiali di Baku. Non figurava nei primi venti della classifica. Ha vinto l’argento, superando nei quarti proprio Roberto Cammarelle.

Ha cominciato a boxare quando aveva già compiuto diciotto anni. La mamma ha fatto resistenza finchè ha potuto, poi ha ceduto. La signora Yeta Odunsanya lavora in una scuola per bambini a Harrow e non ha visto quasi alcun match del suo ragazzo, l’unica eccezione l’ha fatta per la finale di Baku 2011, persa per un punto contro Medzhidov. Quell’incontro l’ha guardato con un tovagliolo sulla faccia, in un angolo della stanza, tremando come una foglia.
AJ ha rifiutato un’offerta di 50.000 sterline alla vigilia dei Giochi del 2012. L’oro olimpico valeva dieci volte tanto. Ha trattato con sette diverse organizzazioni e alla fine ha scelto la Matchroom di Eddie Hearn.
Tipo tosto il ragazzo, ma  con un hobby decisamente gentile. Scrive poesie.
E’ giovane, ha un fisico ben costruito, buona potenza e le caratteristiche del grande personaggio. Ha qualche lacuna difensiva che potrebbe creargli problemi e, per essere un peso massimo di valore assoluto, gli manca la capacità di risolvere il match con un solo colpo.

Fino al match contro Klitschko avevo molti altri dubbi, quella sfida li ha cancellati quasi tutti. Joshua ha vinto soffrendo, subendo, lottando. Quel combattimento ha anche confermato come le sue caratteristiche migliori siano quelle da attaccante, d’incontro fatica a trovare la misura giusta, gli manca una perfetta scelta di tempo e la velocità di esecuzione. Ma ha una tecnica eccellente. Ganci sinistri da manuale e soprattutto un montante destro perfetto, tirato con una potenza devastante, sono stati all’origine di quel successo.Dite che non regge molto i colpi? Lo pensavo anch’io. Poi l’ho visto incassare il devastante diretto destro di Klitschko nel sesto round del loro incontro e mi sono detto che pochi sarebbero riusciti a tirarsi su e ricominciare.
Ha sofferto in qualche fase contro Takam, vero. Ma in quel match mi è soprattutto sembrato fuori misura e sovrappeso: 115,400 mai così pesante, dieci chili oltre la forma.

Anthony Joshua è il presente e il futuro della categoria. Questo almeno a medio termine. Joseph Parker cercherà di spezzare il filo che ha portato l’ex rivale di Cammarelle a un record di 20-0, con 20 ko all’attivo. Il neozelandese proverà a spodestarlo, ma a me sembra assai difficile che possa riuscirci.

IN TV – Oggi, 28 marzo, su FoxSports (canale 204 del bouquet di Sky) dalle 21:15 il documentario “L’ultimo grande Tyson” realizzato dalla ESPN America e dedicato a Iron Mike.

Storia di Joseph Parker, le profezie del papà e i cento cugini…

“Pà, giochiamo”
“A cosa vuoi giocare, Jo?”
“Bum, bum!”

East Mangere, periferia di Auckland, anno di grazia 1995.

Il papà si chiama Dempsey. Se ti danno un nome così, in onore del mitico Jack campione dei pesi massimi nei ruggenti anni Venti, non puoi non innamorarti del pugilato.

Il piccolino è Joseph, ha tre anni e quando Pà gli ha regalato un paio di guantoni da boxe ha sorriso felice.

Dempsey si accovaccia sui talloni e apre il palmo della mano.

“Qui piccolino, qui! Ma non farmi male” mentre lo dice non può fare a meno di ridere.

Il signor Parker ha una gamba che non funziona molto bene, qualcuno gliel’ha schiacciata quando era ancora un bambino. Lavora in un’acciaieria, è sposato con Sala. Vengono da Faelula, cittadina nell’arcipelago delle Isole Samoa, meno di 2600 abitanti e un’umidità che a volte tocca il 98%. Hanno un bambino più piccolo di Jo, John, e una figlia più grande: Elisabeth.

Quando Joseph ha dieci anni il papà lo porta alla Papatoetoe Gym di Grant Arkell. Prima però gli insegna tutto quello che sa su uno sport duro e difficile come la boxe. Compra un altro paio di guantoni, un punching ball e fa allenare il ragazzino con grande impegno.

“Hai un fisico che promette bene, se ti preparerai con serietà potrai diventare un professionista. E con i tuoi guadagni potremo riunire tutta la famiglia”.

Jo si chiede cosa voglia dire, la famiglia è già riunita. Vivono tutti e cinque assieme e non ci sono nubi all’orizzonte.

Qualche tempo dopo imparerà sino in fondo il significato di quelle parole.

Il nonno paterno ha 18 figli. Nonna Ramona ne ha altri otto da precedenti matrimoni. Il papà di Sala ha avuto 24 figli da tre mogli diverse. In giro per il mondo ci sono almeno un centinaio di cugini.

Ecco cosa intendeva Dempsey Parker quando diceva “unire la famiglia”.

A dodici anni Joseph disputa il primo match, chiude la carriera dilettantistica a 19 dopo avere conquistato un bronzo ai Mondiali junior di Baku in Azerbajan e avere fallito l’ingresso all’Olimpiade di Londra 2012.

Il problema finora è stato quello dei soldi. Da quelle parti non è che ce ne fossero molti a disposizione di chi voleva praticare la boxe. Grant Arkell, per permettere al ragazzo di volare a Baku e disputare il Mondiale jr, ha tentato una colletta. Un invito che però non è stato sottoscritto da molti. Così, il denaro messo assieme era bastato per un solo biglietto aereo, quello del pugile. All’angolo non aveva nessuno, pochi parlavano inglese. Si sentiva solo, ma era andato avanti.

David Tua è sempre stato il punto di riferimento per i giovani samoani con la malattia del pugilato.

“Joseph è più forte di Tua. Vincerà di più e guadagnerà almeno quattro volte il totale delle borse dell’altro samoano” sentenzia papà Parker.

Il ragazzo sconfigge un rivale dopo l’altro. E cambia vita.

Si trasferisce a Las Vegas, nella Green Valley. Il suo allenatore Kevin Barry e la moglie Tamy diventato una sorta di genitori surrogati.

In Nevada scopre di avere cugini ovunque. Si presentano al campo di allenamento, alle riunioni, in casa. Sono affettuosi, a volte anche troppo.

Joseph vive con Laine Tavita. È la sua compagna e la mamma della loro bambina. L’hanno chiamata Elisabeth Ah-Sue Sala. Dentro ci sono i nomi della sorella e della mamma di Jo. La piccolina è nata quando lui era in preparazione per il mondiale contro Andy Ruiz. L’ha vista solo dopo avere portato a casa la cintura.

Parker continua a vincere. Arriva così la semifinale mondiale. Affronta Carlos Takam e lo supera. Poi, tra un rinvio e l’altro, ecco la sfida per il titolo Wbo dei massimi contro Andy Ruiz.

Batte anche lui al termine di un match molto equilibrato, un incontro il cui verdetto scatena infinite polemiche, e diventa il primo neozelandese a conquistare una corona così importante.

Torna a casa in Nuova Zelanda e viene celebrato come un eroe popolare. Sfilata lungo le strade principali, inni suonati dalla banda della città. I samoani, orgogliosi di avere un campione di boxe, gli si stringono attorno. Quando arriva a Las Vegas è felice e orgoglioso. Ma continua a sognare, vorrebbe diventare famoso come gli All Blacks, quei fantastici giocatori di rugby che hanno conquistato il mondo. Dan Carter, fino a qualche anno fa mitico mediano d’apertura della squadra, gli scrive via Twitter: “Buona fortuna fratello, te lo meriti”.

La World Boxing Organizzation ordina la difesa ufficiale contro Hughie Fury. Tra rinvii, dubbi, borse non versate e infinite discussioni eccoci finalmente al grande giorno.

Il 23 settembre 2017, Joseph Park (23-0, 18 ko, 25 anni) difende da favorito (8/11 è la quota dei bookmaker) il titolo contro Hughie Fury  (20-0, 10, 23 anni) a Manchester. Al campione 930.000 dollari di borsa, allo sfidante 615.000. L’Arena è in gran parte vuota, solo cinquemila biglietti venduti, mentre la capienza è di 21.000 posti.

Nessuno dei due è una star, nessuno dei due è un fenomeno del ring.

Tutto questo però non sembra turbare Joseph Parker che profetizza la fine del match entro il quarto round, progetta un futuro contro Tony Bellew o (addirittura) Anthony Joshua e si gode il momento magico. La cosa più difficile da tenere a bada, per ora, sono i cugini che spuntano fuori come funghi…

Jo vince, ma solo ai punti e con decisione a maggioranza. Ma l’altra metà della profezia fa centro. Sabato affronterà Anthony Joshua davanti a 80.000 spettatori. E il papà non ha dubbi: “Porteremo il titolo a casa!”

“Ancora Jo, ancora!”

Il piccolino allunga il sinistro in jab, la corsa della manina finisce nel grande palmo di papà Dempsey.

Sono passati ventitrè anni da quei giorni e fino a oggi il vecchio genitore non ha (quasi mai) sbagliato un pronostico…

Un campione tailandese il 2 maggio può arrivare a 50-0

Ci siamo, adesso è ufficiale.
Il 2 maggio a Nakhon Ratchsasima, in Tailandia, il campione di casa Chavaphon Moonsri (49-0, 17 ko) affronterà il mancino panamense Leroy “El Sensational” Estrada (16-2-0, 6 ko) per il titolo Wbc dei pesi paglia. Sarà la nona difesa di Moonsri che detiene la corona dal novembre del 2014. In caso di successo il tailandese raggiungerà Floyd Mayweather jr a 50-0.
Cosa penso di questi numeri?
Se avete tempo, voglia e pazienza, cliccate il link in basso e leggete quello che ho scritto pochi giorni fa.

https://dartortorromeo.com/2018/03/12/quando-neppure-un-49-0-garantisce-un-posto-nella-storia/

Tutto quello che c’è da sapere su Joshua vs Parker…

QUANDO
Sabato 31 marzo
DOVE
Principality Stadium, Cardiff, Galles.
COSA
Mondiale unificato massimi. Joshua mette in palio le cinture Wbc, Ibf, Ibo; Parker la cintura Wbo.
A CHE ORA
Il match dovrebbe avere inizio attorno alle ore 23:30 italiane.

I PROTAGONISTI

Anthony Joshua
20-0 (20 ko); percentuale di ko 100%.
28 anni, 1.98 di altezza, 2.08 di allungo.
Ultimi tre match: Carlos Takam + kot10; Wladimir Klitschko + kot11; Eric Molina + kot3.
Joseph Parker
24-0 (18 ko); percentuale di ko 75%.
26 anni, 1.93 di altezza, 1.93 di allungo.
Ultimi tre match: Hughie Fury + MD 12; Razvan Cojanu + 12; Andy RUix jr + MD12.

L’ARBITRO

Giuseppe Quartarone, bolognese, ex pugile peso welter. Arbitro dal 1985, internazionale dal 2001. Sarà il suo novantaduesimo match da arbitro.

LA TELEVISIONE

L’intera serata sarà trasmessa in diretta a partire dalle 20:30 su FoxSportsPlus (canale 205 del bouquet di Sky, telecronista Mario Giambuzzi, commentatore tecnico Alessandro Duran). Sarà la prima volta che il pugilato potrà essere visto in Italia con l’ultima tecnologia: la definizione in 4K, una sorta di Ultra HD.
FoxSports riserverà due serate al lancio dell’evento. Manderà infatti in onda in prime time due documentari dedicati a tre mitici protagonisti della categoria dei massimi, oltre a due spettacolari repliche degli incontri di AJ.
Mercoledì 28 (canale 204 del bouquet di Sky) dalle 21:15 il documentario “L’ultimo grande Tyson” realizzato dalla ESPN America e dedicato a Iron Mike. Venerdì 30 (sempre sul canale 204) dalle 21:00 il documentario Muhammad&Larry dedicato ad Ali e Holmes, anche questo realizzato dalla ESPN America. A seguire (21:55 circa) Joshua vs Wladimir Klitschko; a seguire (23:00 circa) Joshua vs Takam.

IL PROGRAMMA

Massimi: Alexander Povetkin (33-1-0) vs David Price (22-4-0); gallo: Ryan Burnett (18-0) vs Yonfrez Parejo (21-2-1); welter: Josh Kelly (5-0) vs Carlos Molina (28-8-2); leggeri: Joe Cordina (6-0) vs Andy Towned (21-4-0); supermedi: Morgan Jones (12.0) vs Mose Auimatagi jr (9-1-2); leggeri: Anthony Crolla (32-6-3) vs Edson Ramirez (18-2-1); gallo: Sean McGoldrick (4-0) vs TBA; mediomassimi: Joshua Buatsi (4-0) vs TBA: massimi (mondiale Wba, Ibf, Wbo, Ibo) Anthony Joshua vs Joseph Parker. Arbitro: Giuseppe Quartarone (Italia).

LE QUOTE

Anthony Joshua 1/10
Joseph Parker 6/1
Pari 20/1