Storia di Zurdo, il campione che a 14 anni voleva diventare un gangster…

Il sole brucia uomini e strade, militari presidiano gli incroci, piccole mitragliatrici poste su grosse camionette riempiono l’aria di tensione.

C’è uno strano silenzio in giro.

È quasi sempre così dopo un omicidio. In questa settimana che sta per finire ne sono stati commessi venticinque. Un numero che fa paura a tutti, gli unici a non spaventarsi sono i gangster che comandano la zona. Hanno colpito, sanno benissimo che potranno essere presto colpiti. È la legge non scritta, ma presente nelle teste di ogni mortale abbia la sventura di trovarsi in questo posto che sembra maledetto dal cielo.

“Uccidi o sarai ucciso.”

Sulla spiaggia che si affaccia sul Pacifico i marines hanno catturato Joaquim Guzman, detto El Chapo. Fino a qualche minuto prima era il più famoso narco-fuggiasco dell’intera America. Ora che l’hanno preso, l’intero stato di Sinaloa brucia.

Trema anche Manuel Salcido, detto El Cochiloco: il maiale pazzo. Un sadico assassino che si fingeva allevatore e seminava il panico fino a quando non è andato a cadere nel regno di El Chapo. E adesso che il boss è prigioniero si è aperta la guerra, tutti contro tutti. Senza pietà per nessuno.

Mazatlan, terra del surf e di ceviche (frutti di mare crudi e marinati nel limone con delle spezie), è la fortezza da cui ogni spedizione partiva. Ora è diventata terra di nessuno. Quindi, di tutti.

Nelle strade di questa città costiera il mestiere più invidiato è quello del gangster, solo il sicario gode di maggiore considerazione.

Qualche anno fa anche Zurdo ne era convinto.

“Ragazzo, cosa vorresti fare nella vita?”
“Il gangster?”
“Il gangster?”
“A pensarci bene, forse sarebbe meglio il sicario.”

Qualche anno fa, ne aveva appena quattordici, aveva visto un ragazzo con il machete battersi contro un altro che aveva solo un coltello. Il ragazzo col machete aveva avuto facilmente la meglio e l’altro, ferito e sanguinante, era stato portato via a braccia dagli amici.

Adesso un altro coltello luccica nell’aria.

Zurdo di scene così ne ha già viste tante.
Stavolta però il finale è diverso.

L’uomo con il coltello aggredisce un altro uomo che si gira, blocca la lama con la mano, riesce a farla cadere. Poi con un pugno mette giù il sicario, recupera il coltello e glielo pianta nel torace.

Un urlo soffocato, il sangue che esce copioso, gli occhi che perdono contatto con la realtà fino a diventare bui, senza più un’ombra di luce.

Un altro assassinio è stato appena compiuto.

Zurdo corre via veloce. E mentre corre, ride.

È una ristata nervosa, la tensione che sente dentro è alta. Corre, e ride. Vorrebbe gridare, ma sa che non può farlo.

È ancora un ragazzo, ma conosce benissimo la legge di Mazatlan.

“Uccidi o sarai ucciso.”

Zurdo è uno dei tanti poveri della città. La mamma fa la cassiera in un supermercato, lui ha lasciato la scuola per lavorare. In casa c’è bisogno di soldi per andare avanti. La miseria da queste parti è una cosa seria, concreta, la puoi tagliare a fette. Non c’è pane o minestra da mettere sulla tavola se non si va tutti a faticare.

Se non ce la fai, puoi scegliere l’altra strada, quella più facile. Le porte delle gang sono sempre aperte per chi non deve fare i conti con la propria coscienza.

Zurdo comincia a lavorare quando ha 12 anni, a 16 lascia la scuola e diventa muratore a tempo pieno. Fatica a capire quello che gli accade attorno. La gente si ammazza, le gang hanno in mano la città. Anche per lui, uno fuori dal giro, uscire di casa con il coltello in tasca è diventata una cosa normale.

Agli amici piacciono i narcorridos, le ballade che glorificano i narcotraffianti che governano lo stato di Sinaloa. Lui guarda Toy Story, Gostbusters e soprattutto Ritorno al futuro 1, 2 e 3.

Essere stato testimone di un omicidio non l’ha sconvolto più di tanto. Ha passato gran parte della giovinezza aspettando che accadesse anche a lui. La legge della strada non è mai cambiata.

“Uccidi o sarai ucciso.”

Ehi Zurdo, perché hai sempre un coltello affilato nella tasca?
“È normale amico. Da queste parti è normale.”

Ha visto morire gli amici, se non è stata una coltellata è stato il proiettile di una pistola a chiudere le loro storie. Quelli più fortunati sono finiti in carcere.

A 12 anni porta un sacco di cemento da 25 chili sulla spalla, ne deve trasportare venticinque al giorno.

A 14 i sacchi sono diventati due, uno per spalla.

A 16 spinge una carriola piena di sacchi.

Ehi Zurdo, sei convinto che questa sia la vita per te?

“Dovessi ripensarci, avrei sempre due alternative.”

“Cioè?”

“Il gangster o il sicario.”

Jesus Zaparis ha visto tanti ragazzi disperati. In ognuno di loro sognava di trovare un campione. Quando incrocia Zurdo pensa di avere finalmente trovato quello giusto.

“Adesso vieni a vivere a casa mia. Ti darò cibo e alloggio, dormirai assieme a mio figlio Hector. Ma dovrai rispettare le regole?”

“Quali sarebbero?”

“Non devi mai lasciare casa, niente pazzie per le strade, né risse, né coltelli. Ti allenerai tutti giorni, tranne la domenica. Il giorno della festa ti darò i soldi e potrai andare a vedere quei film americani che ti piacciono tanto. Ma alle 10 di sera dovrai essere in camera a dormire. Ti sta bene?”

“Proviamo.”

Jesus è un manager di pugilato, col tempo suo figlio Hector diventerà un bravo maestro.

Mazatlan ha già avuto un eroe popolare venuto dalla boxe.

Antonio Becerra ha scritto il suo nome nella storia la sera del 9 settembre 1977 quando ha inflitto al mitico Salvador Sanchez l’unica sconfitta della carriera.

Zurdo potrebbe essere il secondo fighter a diventare il campione della gente. Jesus ci crede. Lo fa passare professionista, lo fa combattere spesso. Pensa sia il modo migliore per tenerlo fuori dai guai.

Ma il ragazzo non si è ancora liberato completamente dalle scorie del passato.

Sono le 4:10 del mattino di un freddo 23 dicembre 2009.

Zurdo buca uno stop sulla strada che porta al mare. Ha 18 anni. È ubriaco, ha mandato giù troppi Buchanan, lo scotch che abbonda in ogni festa dei narcos.

Il suo pickup si scontra con un camion che trasporta carta igienica, nell’impatto il rimorchio si stacca dalla cabina e va a sbattere contro una Nissan Altima. Il guidatore, terrorizzato, resta intrappolato per ore nella macchina.
Zurdo si sveglia in ospedale. Ha cinque punti sopra l’arcata sopracciliare sinistra e un taglio pronfondo sul labbro inferiore. Ma è salvo.

È la sua ultima follia.

Jesus Zaparis è sempre il suo manager, Hector il suo coach.

Prima di cominciare ogni ritiro Jesus va in pescheria e compra quarantacinque chili di frutti di mare, poi li congela. Marlin, pesci spada, gamberetti, mahi-mahi sono in freezer e aspettano solo di essere cotti. Il cuoco è lui, Zurdo. Uno specialista nell’inventare piatti di pesce.

Oggi Zurdo ha 26 anni, è alto 1,89 e vive sempre a Mazatlan ma in una bella villetta sulla spiaggia. Ha una compagna e un figlio, Braulio di cinque anni.

È diventato campione del mondo dei supermedi Wbo sconfiggendo ai punti Arthur Abraham il 9 aprile del 2016, ha difeso il titolo tre volte. L’ultima sabato scorso quando ha distrutto l’imbattuto Habib Ahmed (25-0-1) mettendolo ko a 2:31 del sesto round.

Ha disputato 37 match, vincendoli tutti, 25 dei quali per ko.

Zurdo, mancino in spagnolo, è il suo soprannome.

Lui si chiama Gilberto Ramirez e questa è la sua storia.

Si è lasciato alle spalle il buio dell’infanzia, è diventato un professionista di successo, la stella che vuole brillare sempre di più. Ma non dimentica il passato e se gli chiedete quale sia il ricordo più forte vi risponderà sempre allo stesso modo, citando il mantra che l’ha accompagnato per l’intera adolescenza.

“Uccidi o sarai ucciso.”

(ho letto la storia di Gilberto Ramirez raccontata in modo avvincente da Mark Kriegel su espn.com. Mi è piaciuta, l’ho riscritta a modo mio)

 

 

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