L’ultimo saluto a Daniele, giornalista che tutti avrebbero voluto per amico

Ho letto tanto su un amico che se ne è andato l’ultimo dell’anno e mi sono detto: li hai stesi tutti, hanno detto belle cose su di te, nessuno ha osato scrivere una parola che non fosse vera. Non c’è stato capoverso che non fosse sincero. Niente retorica o ipocrisia, solo ritratti che ti ricordavano così come eri.

Era un tipo pacioso e focoso Daniele, uno a cui ho sempre invidiato una qualità. Ti faceva venire la voglia di chiamarlo quando avevi dentro una domanda a cui non riuscivi a dare una risposta.

Negli ultimi tempi l’ho sentito più spesso al telefono di quanto non l’abbia visto di persona.

Siamo stati compagni in più di una trasferta di pugilato e colleghi nella progettazione, assieme a Gianfranco Colasante, del Museo della Boxe che è stato aperto in febbraio ad Assisi. Non sto qui a parlare di competenza, parlo di passione. Amava il pugilato, ma soprattutto amava i pugili. Lo vedevo quando gli parlava, li guardava con gli occhi del papà. Gli sembravano tutti bravi, anche i più scarsi.

Sul giornale non faceva sconti. Dava ai protagonisti dello sport quello che meritavano.

Agli amici invece dava sempre di più di quanto loro non dessero a lui.

E come un boomerang quel testimone è tornato a casa. Ho letto cose bellissime in memoria di Daniele Redaelli. Ed erano tutte vere.

Aveva 65 anni, quaranta dei quali li aveva trascorsi alla Gazzetta dello Sport. Mi sarebbe piaciuto lavorare in quella redazione di sport vari che ha amministrato a lungo con professionalità e umanità. Ne ho avuto testimonianza da colleghi, ne ho avuto conferma dal mio amico Riccardo Romani che nella dedica per il libro su Monzon che abbiamo scritto insieme l’ha ricordato così: “A nonno Mariano che mi ha fatto incontrare la boxe, all’amico Daniele che me l’ha fatta amare.”

E quando quel libro l’abbiamo presentato a Forlì, Daniele ha fatto un’incursione a sorpresa.

“Dario, non dirlo a Riccardo. Voglio vedere come ci rimane.”

E Riccardo c’era rimasto benissimo, al limite delle lacrime.

Daniele era arrivato da Milano, aveva assistito alla presentazione ed era ripartito per Milano. Seicento chilometri tra andata e ritorno, la metà dei quali nel buio della notte.

Era fatto così, la gioia di un amico era anche la sua.

Solo ritratti sinceri per lui, non merita né retorica né ipocrisia.

Così è stato.

Li hai stesi Daniele.

Nessuno ha osato dire su di te una parola che non fosse vera.

Ed erano tutte belle.

Il funerale di Daniele Redaelli sarà celebrato a Sesto San Giovanni presso la Basilica Santo Stefano, mercoledì 3 gennaio alle ore 10. La camera ardente sarà aperta martedì 2 gennaio, dalle 8.30 alle 16 all’Ospedale di Vimercate.

Advertisements