L’1 dicembre di cinquant’anni fa Mazzinghi metteva ko Gonzales e Lelouch…

L’1 dicembre di cinquant’anni fa Sandro Mazzinghi metteva knock out
in quattro riprese Jo Gonzales, detto “il fulmine”, un francese
che aveva vinto prima del limite trentadue combattimenti su trentasei.
Il toscano conservava il titolo europeo dei superwelter
e faceva impazzire di gioia i tifosi del PalaEur di Roma.
(i giornali sono il Corriere della Sera e il Corriere di Informazione)

 

Joseph Jo Gonzales sembra l’uomo adatto a porre fine all’avventura di un pugile che, per molti giornalisti, è sopravvalutato.

Il francese, figlio di unoperaio spagnolo scappato oltre i Pirenei durante la guerra civile, sembra l’uomo giusto per dare conferma alle loro analisi, altrimenti sbiadite dai numerosi pronostici falliti.

Che Gonzales sia candidato al ruolo di eroe lo pensa anche una celebrità del cinema francese. Claude Lelouch, il regista di “Un uomo e una donna” con Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignan, sta girando un film sul pugile di Narbonne. E la scena finale sarà quella del trionfo al Palazzone di Roma contro Mazzinghi, a cui strapperà l’europeo dei superwelter. Già pronto il titolo: Monsieur Jo.

Il popolo del PalaEur sogna un finale diverso.

Per la sfida non c’è diretta televisiva. È una scelta di Rodolfo Sabbatini e Vittorio Strumolo.

«In caso di trasmissione gli organizzatori rimborseranno agli spettatori il triplo del costo del biglietto».

Il cartello è in bella mostra ai botteghini.

Tutto esaurito, diciottomila spettatori e cinquantaquattro milioni di incasso.

Il francese non è un grande tecnico, ma colpisce duro fin dal primo gong.

Mazzinghi, si sa, è uno lento a carburare.

Guido e Adriano Sconcerti ritengono indispensabile trovare

l’antidoto. Due sparring si alternano per quattro round da tre minuti nello spogliatoio. Proprio come se si trattasse di un match vero, l’unica variante è che Sandro indossa un casco protettivo per evitare le ferite.

Quando suona il primo gong, per Mazzinghi è come se fosse l’inizio della quinta ripresa.

Come dice il manager Jover: «Ogni pugno di Jo è come un calcio di mulo». Il campione toscano ne è cosciente, ma questo non lo frena. Parte subito all’attacco, non aspetta che sia l’altro a farlo.

Vuole togliergli spazio, tempo e sicurezza. Vuole anticiparlo costantemente. Questa è la tattica, questa sarà la trama della sfida.

Il francese ha la faccia da duro. Capelli folti e scuri che tendono al rosso, lunghe sopracciglia, un naso importante con un lieve difetto sulla parte destra. Forse il ricordo di un rivale duro da domare.

Si presenta con un record che impressiona i tifosi di Sandro e fa sperare quelli che si sono da sempre schierati contro di lui.

Ha vinto trentadue match e li ha vinti tutti prima del limite.

A completare il conto ci sono due sconfitte e due pari, ma è la percentuale di ko che fa paura.

Gonzales è stranamente prudente. Se ne sta rannicchiato in una posizione di guardia. Sandro avanza senza paura e non spreca un colpo. Attacca e picchia a due mani. Sopra e sotto, al fegato e al mento. Ganci e montanti. È un’autentica macchina da guerra che non si ferma mai.

È forse una delle più belle prestazioni della carriera.

La pressione di Mazzinghi provoca effetti devastanti.

Gonzales è un mancino, un attaccante, un cliente scomodo per chiunque.

Sandro contro quelli che usano il sinistro come arma principale si trova bene, e poi quel francese l’ha studiato a lungo.

Nonostante questo ha un po’ di timore, gli sembra di essere vicino a un filo su cui passa corrente ad alta tensione. Sa che se dovesse toccarlo, sarebbe la fine.

Finalmente Gonzales commette l’errore che il campione aspettava. Lo attacca. Lo colpisce e lui finisce alle corde. Quello si avvicina e porta un altro destro, piegandosi un po’ in avanti. Sandro schiva quel destro, si apre la strada con il sinistro e spara un destro corto che finisce sulla fronte di Jo.

Il francese fa tre passi indietro e poggia un ginocchio al tappeto, deve recuperare, non ce la fa più. Proprio come Mazzinghi ha sognato. Lo sfidante ha gli occhi spenti e lo sguardo rivolto verso l’angolo in cerca di un suggerimento che possa aiutarlo. Ma non c’è nulla che in questo momento possa salvarlo dalla furia di Sandro.

Il Palasport romano, in delirio, è ai piedi del campione toscano.

Ogni volta che porta un colpo che potrebbe essere risolutivo, il pubblico si trasforma in un mare in tempesta, grosse onde travolgono tutto e tutti. Quelli del terzo anello vengono giù a spingere quelli del secondo che si riversano in platea e sembra che tutti assieme vogliano saltare sul ring.

Passa poco meno di un minuto e stavolta al destro segue un sinistro preciso ed efficace. Jo Gonzales va giù, l’arbitro Kurt Rado decide che è finita.

Sono passati due minuti e quaranta secondi dall’inizio del quarto round.
Lelouch dovrà studiare un altro finale.

(da “Anche i pugili piangono”, la magica e tormentata vita di Sandro Mazzinghi, di Dario Torromeo per le edizioni Absolutely Free. Lo trovate nelle principali librerie e su tutti gli store online)

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