Fox Tv annuncia la festa di compleanno di Joe Frazier, morto nel 2011…

Questa mattina l’annunciatrice di Fox Philly, l’emittente locale del popolare network televisivo americano, ha fatto gli auguri a una gloria della città che festeggiava i 73 anni.
La leggenda di Filadelfia celebra oggi il suo settantatreesimo compleanno. Tanti auguri Joe Frazier! Stasera il campione si riunirà con amici e tifosi presso il Municipio. A salutarlo ci saranno anche giovani pugili e i loro maestri“.
Il co-conduttore si è associato agli auguri.
Joe Frazier è morto il 7 novembre del 2011 dopo una lunga battaglia contro il cancro.
Smokin’ Joe non ha avuto grande rispetto da parte della sua città quando era in vita. La palestra dove ha costruito parte della sua carriera e regalato preziosi consigli a tantissimi giovani pugili oggi è diventata un grande negozio di mobili e biancheria per camere da letto (sotto, foto Marco Bratusch), la statua a lui dedicata è stata completata solo recentemente dopo una lunga attesa. Avevano preferito edificare un monumeto a un pugile nato dalla fantasia (Rocky Balboa) anzichè ricordare un campione vero, eroe tra i pesi massimi quando la categoria era piena di fuoriclasse.

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Adesso l’ultimo colpo.
Come si fa ad augurare buon compleanno e ad annunciare una festa in serata a un uomo morto da oltre cinque anni?
Vergognatevi!
La Wba forse potrebbe spiegarcelo. Nella classifica dei minimosca del 4 giugno 2015 ha inserito all’undicesimo posto Ali Raymi. Peccato fosse morto due settimane prima in seguito a un’esplosione dopo un attacco aereo a Sana’a, nello Yemen…

McGregor risponde a Mayweather e picchia duro attraverso Twitter

Dec 28, 2015; Phoenix, AZ, USA; Cleveland Cavaliers forward LeBron James (23) and center Tristan Thompson (13) against the Phoenix Suns at Talking Stick Resort Arena. The Cavaliers defeated the Suns 101-97. Mandatory Credit: Mark J. Rebilas-USA TODAY Sports ORG XMIT: USATSI-232226 ORIG FILE ID: 20160509_mjr_su5_068.JPG

Floyd Mayweather jr ha attaccato via tv sul canale sportivo ESPN

(https://dartortorromeo.com/2017/01/11/mayweather-accetta-la-sfida-di-conor-mcgregor-ma-detta-le-sue-condizioni/).
Puntuale è arrivata la risposta di Conor McGregor attraverso il suo profilo Twitter.

conor1Chiamatemi C.J. Watson!
C.J. Watson, guardia degli Orlando Magic, ha avuto una relazione con Josie Harris, la madre di tre figli di Mayweather. La donna che ha accusato il pugile di avere abusato fisicamente di lei.
Ha scritto USA TODAY Sport:
La Harris dice di essersi svegliata mentre Mayweather urlava e le afferrava i capelli. Afferma che Floyd aveva letto gli sms affettuosi tra lei e il giocatore della NBA C.J. Watson, descritto nel libro (che avrebbe intenzione di pubblicare) come il suo “amore estivo”.
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Mayweather accetta la sfida di Conor McGregor, ma detta le sue condizioni

kDopo tante voci, supposizioni, pensieri in libertà, siamo finalmente arrivati ai numeri veri.
Floyd Mayweather jr è stato molto chiaro oggi quando ha risposto ai microfoni della ESPN.
Ha dettato le sue condizioni per accettare la sfida con Conor McGregor, campione dei leggeri per l’UFC, un combattente che nel dicembre 2016 ha preso la licenza da pugile in California.“Loro lo sanno benissimo, sanno quale è il mio numero. Voglio 100 milioni di dollari garantiti, questo è il mio numero. Da parte nostra siamo pronti ad offrirgli 15 milioni più una percentuale sulla pay per view. Fissiamo queste cifre, poi discuteremo in quali parti dividere gli introiti della televisione. Ma sia chiaro che i protagonisti dello show siamo noi. Non so con quale faccia chieda 20 milioni, lui che in carriera non ne ha mai guadagnati neppure 8. Continuo a sentire tutte queste diverse voci su diversi rivali che vogliono affrontare Floyd Mayweather. Tutti continuano a parlare di Conor McGregor Sta soffiando fumo, lo stanno facendo tutti: Dana White, l’UFC… Facciamo in modo che questo match si concretizzi. Portatelo nel mondo della boxe, e io gli farò vedere cosa si provi. Quello che finora si è capito è che cerca di usarmi per far parlare di sè. Ora il giochino è finito. L’offerta è fatta, aspettiamo la risposta“.
Mayweather jr, 40 anni a febbraio, si è ritirato nel settembre 2015 con un record di 49-0. In carriera ha guadagnato più di mezzo miliardo di dollari, i suoi match in pay per view hanno battuto qualsiasi record.
La borsa più alta intascata da McGregor (28 anni) è di 3 milioni più una percentuale sulla Tv per l’incontro dello scorso agosto con Nate Diaz. Borsa record per l’UFC, uguagliata da Ronda Rousey in occasione del combattimento perso contro la brasiliana Amanda Nunes.
Mayweather ha ufficializzato l’offerta. Ora tocca a Conor McGregor.

Arum ed Hearn trattano Pacquiao vs Brook, ad ottobre in Gran Bretagna

pacquiao-brookHa parlato Bob Arum, ha parlato Eddie Hearn.
Manny Pacquiao (59-6-2, 39 ko) potrebbe affrontare Kell Brook (36-1, 25) in ottobre, in Gran Bretagna, per il titolo unificato Ibf/Wbo dei welter. Sarebbe uno dei quattro match che il filippino intenderebbe fare prima di ritirarsi. Il 2017 dovrebbe essere infatti il suo ultimo anno sul ring.
Il 22 aprile in Australia affronterà Jeff Horn (16-0-1, 11).
A inizio estate potrebbe andare a combattere in Russia contro un rivale ancora da designare.
A metà settembre Brook.A fine dicembre, se tutto andrà come lui sogna, Pacquiao potrebbe disputare l’ultima sfida di una gloriosa carriera contro Kell Brook o (come preferirebbe Bob Arum) con il campione Wbo dei superleggeri Terence Crawford (30-0, 21). La scorsa settimana si era sparsa la voce che Craweford avesse chiesto sette milioni di dollari per firmare quel contratto. Sia il pugile che il boss della Top Rank hanno smentito la notizia.
Intenso anche il programma di Kell Brook. Progetto Pacquiao a parte, sta per concretizzarsi la sfida con Amir Khan (31-4-0, 19). E resta sempre da trovare data e sede per la difesa del titolo contro lo sfidante ufficiale Errol Spencer jr (21-0, 18).

Un video, trenta foto e poche parole per ricordare l’inimitabile Muhammad Ali

“La morte, in se stessa, non esiste. Cancella forse quello che un uomo ha fatto in vita? No. Annulla i suoi meriti, la memoria? No. E allora, morte, ma chi sei? Ma chi ti conosce? Cosa conti? Tu non conti niente. Eh, tu vorresti essere importante, presa in considerazione come la vita. La vita dura una vita, cara mia. Invece tu, morte, tu duri solo un momento, l’istante in cui ti presenti”.
(Marcello Mastroianni)

Arzam Farrokhi, an Iranian native now living in New York, drops rose petals on the grave of boxing great Muhammad Ali, Saturday, June 11, 2016, in Louisville, Ky. Cave Hill Cemetery opened to the public Saturday, the day after Ali's burial. (AP Photo/Mark Humphrey)

Muhammad Ali (Louisville 17 gennaio 1942/Scottsdale 3 giugno 2016)

L’hanno raccontato con troppe parole, hanno inventato storie che non esistevano, hanno diffuso immagini che non lo raffiguravano spacciandole per sue, hanno pensato che per parlare di lui fosse indispensabile parlare di se stessi. Martedì saranno passati 74 anni dalla sua nascita. Proviamo a ricordarlo con un video e trenta foto…

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Cassius Clay at the 5th Street Gym (with Angelo Dundee) Miami Beach, FL 1961

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Sandro Mazzinghi, nello spogliatoio del campione prima che salga sul ring…

covermazzinghi(queste sono le prime righe del mio libro su Sandro Mazzinghi:
“Anche i pugili piangono” edizioni Absolutely Free, 224 pagine, 15 euro)

Sandro fissa la sua immagine riflessa nello specchio.

Si accarezza lentamente la faccia, passa i polpastrelli ruvidi sulle sopracciglia, lungo gli zigomi lisci, sfiora le guance scavate dalla fatica. Indugia sul naso che ha già qualche gobba di troppo, ricordi lasciati da altre battaglie.

Sandro lo sa.

Alla fine della sfida, quando tornerà nello spogliatoio, quello specchio gli mostrerà un’immagine diversa. Spacchi, lacerazioni, gonfiori saranno lì a sporcare il volto. Ma non è certo questo a preoccuparlo. Quelli saranno i segni dell’onore, medaglie conquistate sul campo di battaglia.

La vittoria nel pugilato passa attraverso la sofferenza.

Un match sulle quindici riprese è la punizione più feroce inventata dall’uomo per farsi del male. È la prova di quanto si possa alzare l’asticella del dolore. Significa calarsi nel fuoco dell’inferno, senza avere la certezza di poterne uscire.
Sandro è in ansia perché sa benissimo cosa sia la boxe. Ne conosce ogni segreto. Per un’ora il ring diventa il tempio proibito dove puoi perdere o vincere tutto. I soldi, la dignità, il successo. E, inutile nasconderlo, anche la vita.

È preoccupato ma non ha paura, non ne ha mai avuta.

È nato per combattere.

Tyson Fury: “Non sono più un gitano”. La caccia alle streghe e le idee confuse…

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Ci sarà pure qualcuno che ancora gli vuole bene.
Se dovesse esserci, sarebbe suo compito quello di tenerlo lontano da Twitter.
Ogni post è un colpo basso che infligge a se stesso.
Tyson Fury continua nella sua lunga serie di messaggi alla nazione.
L’ultimo, messo in rete qualche ora fa, recita così: “Non sono più un gitano, da adesso chiamatemi Gorga TYS, il 2017 è un nuovo inizio. Non mi sento più un gitano, non credo a quello che crdono loro, non ho la loro cultura“.
Meno di un mese fa aveva lanciato nel web questa foto.

zingaroGorga è l’appellativo con cui nello slang (nel dialetto) i gitani chiamano quelli che tali non sono.
L’ex campione del mondo ha aggiunto un alto post in cui sottolinea come il mondo intero ce l’abbia con lui.
È stata una caccia alle streghe da quando ho vinto il titolo mondiale, a causa delle mie origini, a causa di chi sono e di cosa faccio“.

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In dicembre Twitter aveva ospitato post con contenuti più vivaci.
Joshua e Klitschko sono degli straccioni, la boxe è una merda.”
Più esattamente: “Tutti questi straccioni hanno ottenuto delle cinture mondiali a causa del 1 uomo del  #Gypsyking,  ricordatelo. Sta diventando imbarazzante la quantità di straccioni che trovano.!!!” (il termine bum va bene anche per vagabondo, barbone, scroccone).
In quanto al termine escatologico, il testo recita: “La boxe è uno scherzo totale, sono felice di averla lasciata.
È stata un’esperienza di vita, anche se tra rapine e organizzatori che rubano ai pugili, si è dimostrata uno sport di merda. Questa è la realtà!
A novembre aveva annunciato l’abbandono del suo credo religioso, apparteneva alla Chiesa dei Cristiani Rinati, per abbracciare l’islamismo con il nome di Riza Tyson Muhammad.

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In ottobre si era esivito su questi concetti:
Il pugilato è la cosa più triste a cui abbia preso parte, è tutto un mucchio di merda, Io sono il più grande e mi sono anche ritirato, andate a succhiare il pisello.” (primo Tweet).
Ahahahahahah, pensavate che sbarazzarsi di GYPSYKING fosse così facile? Sono qui per restare. Appena starò meglio difenderò quello che è mio, il trono dei pesi massimi.” (secondo Tweet).

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Aveva anche cambiato il nome del suo profilo. Si poteva trovare sotto #Tysonmontana. Il perché rera di facile comprensione..
Antonio Raimondo Montana, detto Tony, è il protagonista del film Scarface (del 1983) diretto da Brian De Palma e interpretato da Al Pacino. Il protagonista è un gangster consumatore abituale di cocaina.
E Tyson Fury per chiarire ulteriormente la questione aveva messo su un fotomontaggio in cui lo si vedeva davanti a un’enorme quantità di coca.
Puntuale è arrivato il post a sorpresa del mese di gennaio.
Perché non lo tengono lontano dal computer?

Quattro amici al bar. Internet, i giornali sportivi e quell’acqua che sale, sale…

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Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità di anarchia e di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò.
(Eravamo quattro amici al bar, Gino Paoli)

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È passata più di un’ora da quando siamo arrivati in questo bar della Garbatella. E da più di un’ora parliamo di giornali. Siamo italiani, quindi convinti di avere la risposta a ogni perché.
Marco ha aperto la discussione.
Gli ultimi dati sono inquietanti. Anche a ottobre la Gazzetta dello Sport ha perso, è scesa dell’8,02% rispetto allo stesso mese nel 2015. E gli altri due non hanno fatto certo meglio: – 10,95% il Corriere dello Sport, -10,27% Tuttosport”.
Interviene Giorgio.
Colpa di Internet, ormai nessuno va più in edicola”.
Sottolinea Aldo.
E allora come me lo spieghi che nello stesso periodo il sito online della Gazzetta è sceso del 18,9%, quello del Corriere del 27,9% e Tuttosport addirittura del 34,9%?”.
Silenzio.
Poi, puntuale, preciso, polemico come sempre, si fa sentire Filippo.
Gli italiani non sono grandi fruitori di Internet. Il 32,6% non ha neppure la connessione in casa. Siamo al diciannovesimo posto in Europa per diffusione della banda larga”.
Da questo momento in poi si va a ruota libera, non vale neppure la pena di sottolineare chi dica che.

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Il problema è un altro. I giornali cartacei hanno perso credibilità”.
“Vero. Ma io credo che l’analisi debba allargarsi. Da più di venti anni l’informazione sportiva è omologata. Il calcio occupa dal 65% all’85% dello spazio, a seconda del quotidiano di riferimento. E dal calcio non escono notizie. Le società di Serie A hanno messo il doppio lucchetto e l’allarme anti-notizie. Comunicano solo attraverso veline o il proprio sito web. Anche le interviste in esclusiva si vanno diradando fin quasi a scomparire. E quando ci sono, almeno quelle che si fanno nei confini italiani, sono sotto il taglio della censura. La presenza di un uomo dell’ufficio stampa della società è condizione indispensabile per acconsentire all’incontro tra il giornalista e il calciatore. Tutti hanno quasi sempre lo stesso materiale, partendo da questo bisognerebbe cercare almeno di diversificare la chiave di lettura dell’informazione”.
Vero, ma è anche vero che questo tipo di lavoro è difficile. Ormai il punto di riferimento per le società sono le televisioni. Gli stessi giocatori accettano più volentieri un’intervista televisiva che quella con un giornalista del cartaceo. Sia per una mancanza di cultura che li aiuti a rapportarsi con questo mezzo di comunicazione, sia perché non si fidano degli interlocutori, sia perché sponsor e società se il messaggio passa attraverso il mezzo televisivo sono più contenti”.
“E poi c’è il taglio dell’organico. Il primo passo degli editori per il contenimento dei costi è quello della riduzione del corpo redazionale. Meno a lavorare, maggiore necessità di usare collaboratori malpagati, utilizzo senza freni di materiale Internet o di qualsiasi agenzia, scadimento del livello giornalistico”.

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E non dimentichiamo che ogni giornale ha un bacino di utenza che non intende deludere. Se lo fanno le televisioni a pagamento che curano con infinito interesse quelle squadre che producono tifosi che comprano gli abbonamenti, perché non dovrebbero farlo anche i giornali? Perfino l’analisi delle azioni alla moviola subisce la pressione della squadra da mettere sotto la lente del regolamento. Per non parlare dei legami pubblicitari”.
“Siamo qui a chiacchierare da mezz’ora e non abbiamo neppure sfiorato gli altri sport. Adesso anche la Gazzetta, ultimo baluardo, ha preso la cattiva abitudine di non mandare sempre e comunque inviati agli eventi a cui poi dedica intere paginate. Gli altri hanno scelto questa politica da quasi dieci anni. Diceva un mio amico: si è perso il gusto del racconto. E cosa volete raccontare se non siete testimoni dell’evento, se con i protagonisti ci parlate una volta l’anno, se la vostra faccia non la conosce più nessuno tra gli addetti ai lavori?”

crisi-economica
Ma non l’avete ancora capito che qualsiasi cosa facciano, i giornali moriranno? Non c’è futuro per loro. È l’abisso culturale in cui sta scivolando l’Italia a decretare la morte della lettura. Non sono solo i giornali a farne le spese. Un italiano su dieci non ha mai letto un libro nella sua vita, ne vogliamo parlare? Il calo di vendite dei quotidiani è impressionante, non sono numeri che possano far sperare. Qui non si tratta di strategie editoriali sbagliate, continuamo a guardare la pagliuzza e non vediamo la trave. E mi parlate di altri sport che non siano calcio. Ma per favore, non vi siete ancora accorti di quanto il rapporto pubblicità-spazio sul giornale si sia allargato negli ultimi tempi? Fatemi il piacere, almeno voi datela un’occhiata ai giornali. Ragazzi, si fa per dire, è finita. Arrendiamoci”.
“In parte sono d’accordo con te. Sembriamo un gruppo di reduci, quattro vecchi garibaldini senza speranza, giapponesi che non scendono dall’albero e imbracciano il fucile anche se la guerra è finita da vent’anni. Sono consapevole di tutto questo, ma non ce la faccio ad arrendermi senza combattere. Perché ci sarà pure un modo di ritardare la fine, o no?”
Servirebbe una rivoluzione sportiva dal punto di vista culturale/editoriale. Servirebbe qualcuno che investisse pesantemente in un’industria che arranca ogni giorno di più. Mi sembra di mettere assieme una serie di utopie, non vedo futuro. Anche se…
“Anche se…”
Magari si potrebbe lasciare una formula che non dà risultati. Squadra che vince non si cambia, ma se si perdono tutte le partite qualcosa bisognerà pur cambiare. E allora perché da giorni e giorni vedo solo pezzi di calcio mercato sui giornali? E sono una esagerazione dietro l’altra. Ogni dieci nomi, al massimo uno risulta vero. Autentiche balle spaziali. Quelle notizie non sono neppure verosimili. Ho visto e letto cose che voi umani… Ecco, torniamo alla credibilità. Una volta si diceva “È vero, l’ho letto sul giornale”. Oggi si dice “È una balla, stava sul giornale”.”

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Quando scocca la seconda ora di discussione, ci prendiamo una pausa. Ordiniamo pastarelle e pizzette, un paio di analcolici, un succo di frutta e un’acqua tonica. Anche a parlare male degli altri si fa fatica.
Dopo la breve interruzione, passiamo a discutere di libri.
Alzo la testa verso il grande specchio dietro il bancone del bar.
Vedo quattro ragazzi ormai vicini ai settant’anni. Pensano di sapere tutto, sanno assai poco.
Quelli che davvero sanno tutto hanno anche loro i capelli bianchi, ma girano da una televisione all’altra sparando improbabili verità e intascando generosi gettoni di presenza. Sono contro tutto e tutti, tranne i loro amici. Come noi, parlano male del cartaceo. Poi magari beccano l’offerta giusta e te li ritrovi a dirigere un giornale che una volta era al top e oggi lotta per evitare l’ultima spiaggia.
Una spiaggia deserta in cui c’è solo l’acqua che sale, sale, sale…

Sono qui con quattro amici al bar
che hanno voglia di cambiare il mondo.
E poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al Roxy Bar
o forse non c’incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai.

(Quattro amici al bar, Gino Paoli)

 

 

Lo strano mondo di Zab Judah. Il 21 ci riprova, dopo tre rientri saltati per curiosi motivi…

1441732007-zab-judahZab Judah ha esordito al professionismo il 20 settembre del 1996.

A oltre venti anni di distanza ancora combatte.

A dire la verità lui si era ritirato il 7 dicembre 2013, dopo la sconfitta ai punti in 12 round contro Paul Malignaggi per la corona vacante NABF dei welter.

Via dal ring dopo avere conquistato il mondiale (Wbc, Wba, Ibf) dei welter e quello dei superleggeri per Ibf e Wbo.

Ma, come quasi sempre accade, l’ultimo match per un pugile è quello che verrà.
Così Zab Judah è stato messo in cartellone per una sfida sulle 10 riprese che si terrà il 21 di questo mese al Sun National Bank Center di Trenton nel New Jersey contro Jorge Luis Munguia (Honduras, 28 anni, 13-7-0, 5 ko).
Il match sarà trasmesso in pay per view al costo di 15,99 dollari e sarà organizzato dalla Boss Lady Promotion, la sigla di proprietà della mamma e dello zio di Zab.

È la quarta volta che Judah annuncia il rientro sul ring. Nelle altre circostanze l’evento è saltato per strani motivi: aveva presentato documenti falsi alla Commissione Atletica del Nevada; aveva scatenato una rissa al peso con il suo avversario Herrison Herrera; era finito in carcere.
Nell’ultima occasione, un giudice di Las Vegas aveva deciso che l’arresto del pugile (nel luglio dello scorso anno era stato fermato per avere picchiato la moglie dopo una notte di grandi bevute) aveva infranto una delle condizioni della libertà vigilata.

Zab era stato già finito dentro nel 2014, quando era stato trovato alla guida in stato di ebrezza.

Il giudice ha deciso per l’arresto immediato e una condanna che ha tenuto l’ex campione in carcere fino al 7 dicembre. Quando è uscito ha spostato il campo di allenamento da Las Vegas a Detroit.
Lo segue il maestro Fareed Samad, il suo manager è Bill Kalkias che (ovviamente) ha detto che il suo protetto punta a una sfida mondiale.

Judah (42-9-0, 29 ko) quest’anno viaggia verso i 40 e da oltre tre anni non combatte.
E, soprattutto, ancora non sa cosa farà da grande.

 

Conor McGregor conquista Eddie Hearn, l’UFC nel futuro di Matchroom?

koverContinua a crescere la popolarità delle MMA.
Ora sembra che anche Eddie Hearn pensi all’UFC come a un’attività su cui investire tempo e denaro.Lo ha dichiarato al sito MailOnline.
Il titolare della società Matchroom gestisce i pugili più popolari della Gran Bretagna: Anthony Joshua, Kell Brook, James DeGale, Scott Quigg, Callum Smith e altri. Ora sta seriamente pensando di dedicarsi anche alle MMA.
Ha parlato con le organizzazione che gestiscono questo sport, con le televisioni che potrebbero trasmetterlo, con gli sponsor che dovrebbero essere coinvolti. E ha deciso che la situazione merita di essere studiata a fondo.
Nel 2016 l’UFC ha costruito eventi importanti a Londra, Manchester e Belfast.

Ma la spinta definitiva per convincere Eddie Hearn l’ha data Conor McGregor. La sua popolarità, la presa sui tifosi, l’indice di riconoscibilità e la passione con cui la gente lo segue anche in Gran Bretagna hanno fatto pensare al boss della Matchroom di provare in un campo che non sia la boxe.