Il difficile rapporto tra boxe, televisione e il popolo degli incontentabili…

andrea-scarpa

FoxSports sta facendo un ottimo lavoro.
Trasmette riunioni di primo livello, sempre in diretta.
E offre anche repliche per chi, per problemi di sonno o di altri impegni, non riuscisse a vederle.
Ha dato Ortiz, Pacquiao e De Carolis. Manderà in onda Joshua, Lomachenko, Crawford, Scarpa. E altro ancora.
Eppure il popolo della boxe si lamenta.
Il canale è nel bouquet di Sky, quindi a pagamento. Non è giusto!

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Chiariamo subito una cosa.
Vedere il pugilato in televisione non è un bisogno primario.
Punto due.
Per allestire la trasmissione, comprare i diritti televisivi e promuovere l’evento FoxSports tira fuori dei soldi. Non ha un canone di abbonamento obbligatorio come la Rai, perché mai dovrebbe offrire gratuitamente il prodotto?
La realtà è un’altra.
Negli ultimi dieci anni molte televisioni non erano interessate alla boxe perché i numeri dell’audience erano decisamente bassi, molto bassi.
Ma trasmettevano il pugilato solo a notte fonda!
Vero, ma non sempre.
I riscontri erano deludenti, non solo quando questo sport era scivolato dopo la terza serata, ma anche quando era attorno alle 22:30/23:00.

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Non solo quando è stato trasmesso nel bouquet di Sky e quindi visibile solo per chi aveva l’abbonamento alla tv via cavo, ma anche quando è stato mandato in chiaro, gratis, fruibile per tutti senza versare un euro.
Il clan dei patiti del pugilato è composto da pochi fedelissimi. Gli altri, quelli che continuano a sparare a pallettoni sulle televisioni, non sanno neppure su quale canale andrà il match, a che ora comincerà.
Glielo scrivi chiaro, dividi dirette e repliche, indichi giorno e numero del canale. Poi leggi i post sui forum o sui social network.
Ma lo trasmette qualcuno?
Se mi interessa una serie televisiva o un film, cerco nella programmazione giorno e orario in cui potrò vederlo.
Loro no, loro chiedono aiuto su Facebook.
E se dal salotto di casa si passa allo spettacolo dal vivo, le cose vanno anche peggio. L’incasso è l’ultima delle voci nel borderò di un organizzatore.
Sento e leggo: “Avete visto in Germania?”.
Ho visto, c’erano diecimila persone che hanno comprato il biglietto e quando si parla di audience si parla di milioni di telespettatori. Da noi se si arriva a mille paganti e a 300.000 telespettatori si celebra con una settima di festeggiamenti.

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E, tanto per essere chiari: in Inghilterra le due televisioni principali per quel che riguarda la boxe (Box Nation e Sky) sono a pagamento, solo Channel 5 offre eventi in chiaro. In chiaro Sat 1 e RTL in Germania, anche se sono canali privati (un po’ come Canale 5 o Italia 1 da noi).
Orario di trasmissione da nottambuli.
Incontri di livello non accettabile.
Match non in diretta.
Pugili sconosciuti.
Nel periodo in cui Italia 1 ha programmato in chiaro, prima a orari accettabili e poi con una gestione del palinsesto dedicata a chi soffre di insonnia, l’audience era compresa nella forbice tra 200.000 e 360.000, con uno share calcolato tra il 2 e il 3 per cento. Non sono certo riscontri da scatenare scene di esultanza all’interno di un network nazionale.
È la realtà. E con la realtà bisogna fare i conti, i numeri non mentono.
Gli appassionati sono pochi.

ring
Anni di nebbia nella gestione federale hanno relegato nel dimenticatoio il pugilato dei professionisti. Molti italiani pensano che non esista più.
Anni di riunioni ridicole, di programmi messi su al massimo del risparmio e senza rispetto per gli spettatori anche quando c’erano soldi e televisioni, hanno lentamente spento il sacro fuoco della nobile arte.
È rimasto un manipolo di appassionati, sempre gli stessi.
Pochi e riottosi.

stream
Ricordo quando lavoravo a Stream. Per due anni l’emittente ha mandato in onda il meglio del pugilato mondiale, tutti i protagonisti italiani. Aveva anche una trasmissione settimanale, presentata da Antonio Creti, con la partecipazione di personaggi della boxe, ritratti, monografie, storie e i momenti chiave degli incontri della settimana. Ha allestito speciali che partivano alle 21 e si concludevano solo dopo l’alba.
In risposta abbiamo avuto un’audience media accettabile per la Rete, ma anche una valanga di critiche tra cui anche molti insulti.
Non esiste una programmazione accettabile, qualsiasi cosa si faccia. Questa è l’idea base che guida le analisi sulla boxe in tv. Sono tutti convinti che solo se ci fossero loro alla guida le cose andrebbero bene. Contenti voi…
Per ricostruire ci sarebbe bisogno di spalare il letame e continuare a spalare fino a quando non si vedrà la luce. E invece il popolo della boxe continua a pretendere caviale e champagne. E si lamenta di qualsiasi cibo/bevanda di qualità inferiore.
E anche adesso che hanno il massimo che il panorama possa offrire si sentono in dovere di inveire, non offrendo come contropartita neppure un’audience degna di questo sport.
Alla prossima, quando anche FoxSports alzerà bandiera bianca e si tornerà nel buio più totale…
Orario di trasmissione da nottambuli.
Incontri di livello non accettabile.
Match non in diretta, ma in differita.
Pugili sconosciuti…

 

 

 

 

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One Comment Add yours

  1. Tullio says:

    Tutto vero. Però c’è un problema – se cosi’ vogliamo chiamarlo – “promozionale”.
    Mi chiedo, cioè, se la TV a pagamento sia lo strumento più idoneo per rilanciare uno sport in grave crisi di visibilità come il pugilato. Voglio dire, l’appassionato è – o almeno dovrebbe esssere – disposto a pagare per vedere gli incontri. Ma di appassionati, al momento, ce ne sono pochi. E chi al momento è completamente disinteressato? Non è che il “segnale criptato” lo terrà ancora più lontano dal pugilato?
    Intendiamoci, condivido pienamente il Suo articolo, però temo che ci sia anche un’ altra faccia della medaglia.

    D’altra parte, per farLe capire a che livello siamo arrivati, Le racconto questa.

    L’altra sera ho conosciuto un pugile dilettante. Si è molto stupito nel vedere che seguivo in maniera assidua il suo sport. Abbiamo chiacchierato un pò ed è venuta fuori una cosa – per me – sconcertante : questo ragazzo dava assolutamente per scontato che il pugilato fosse seguito solo da chi lo pratica o comunque gravita nell’ambiente, in una sorta di circuito autoreferenziale.
    In buona sostanza pare che sia oramai più raro trovare un semplice appassionato da poltrona come il sottoscritto che non uno che i pugni ha il coraggio di darli e prenderli davvero!
    E allora come si può pretendere di “vendere” un incontro di pugilato, televisivamente parlando?

    P.S. Ho comprato il suo libro su Mazzinghi e spero in questi giorni di festa di avere il tempo per gustarmelo

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