Bob Arum, tutto cominciò con Ali. Cinquant’anni dopo festeggia la riunione numero 2000…

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L’8 dicembre Bob Arum compirà 85 anni.
Il 29 marzo del 1966 ha organizzato il primo incontro.
Così ha raccontato quel momento storico per la sua vita al giornalista/scrittore Thomas Hauser.

Muhammad Ali contro George Chuvalo, 29 Marzo 1966 a Toronto, è stato il primo incontro che ho promosso. Jim Brown mi ha fatto incontrare Herbert Muhammad che gestiva Ali. Abbiamo formato una società di promozione denominata Main Bout. Il primo combattimento che abbiamo organizzato è stato un incubo. Avrebbe dovuto essere Ali contro Ernie Terrell a Chicago. Poi siamo stati cacciati dall’Illinois perché Ali aveva detto che non aveva mai avuto motivo di litigare con i Vietcong… Ho cominciato a girare come un pazzo per tutto il Paese, senza alcuna fortuna, alla ricerca di uno Stato che ci avrebbe permesso di allestire il combattimento. Infine ho trovato Montreal, ma poi abbiamo dovuto spostarci a Toronto. Terrell si è tirato fuori e ci siamo ritrovati con Ali vs Chuvalo. La sera del match, sono andato all’arena, la Maple Leaf Gardens. L’unica cosa che mi interessava era il match. Non sono entrato, non ho guardato il ring e detto “wow”. Non sapevo nulla dei combattimenti preliminari perché, al momento, non sapevo nulla di boxe. L’unica cosa di cui ero certo era che volevo disperatamente che suonasse il primo gong per Ali vs Chuvalo, perché avevo promosso l’evento con la mia carta Diners Club e nel conto c’erano solo 29.000 per pagare tutto…

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Sono passati cinquant’anni da quel giorno e domani, sabato 26 novembre 2016, Bob Arum festeggerà la promozione dell’evento numero 2.000 con Lomachenko vs Walters.

Nato a Brooklyn l’8 maggio del 1931, laureato in legge ad Harvard, ha lavorato come esperto fiscalista per la Procura di New York durante l’amministrazione di John F. Kennedy e Lindon B. Johnson. È stato al fianco di Robert Kennedy durante la prima fase della corsa alla presidenza.

A 34 anni, la svolta.

L’ho conosciuto nel periodo in cui veniva spesso in Italia.
Me lo ricordo in una notte di fine ottobre ’82, all’interno dell’Hotel Mediterranée a Sanremo, cantare l’inno americano accompagnato al piano da musicista di talento.
È stato lui a darmi il pass per due delle notti più incredibili della mia carriera, un’accoppiata pazzesca. L’invito al matrimonio di Jak La Motta sui gradini della piscina del Caesars Palace di Las Vegas, un accredito stampa per la prima fila di bordo ring in occasione della sfida tra Marvin Hagler e Thomas Hearns.

Merito non certo mio o del giornale per cui al tempo lavoravo, ma del mio amico Rodolfo Sabbatini, un grande uomo che conosceva alla perfezione la boxe e il mondo dei media. Era il socio europeo del boss americano, un’intuizione geniale che gli aveva aperto le porte della televisione che conta.

hagler

Fondatore della Top Rank, di cui è ancora il titolare, ha lavorato con i più grandi pugili dell’ultimo mezzo secolo.

Hanno combattutto nelle sue riunioni Muhammad Ali, Marvin Hagler, Manny Pacquiao, George Foreman, Sugar Ray Leonard, Miguel Angel Cotto, Oscar De La Hoya, Julio Caesar Chavez e tanti altri.

Al quotidiano Las Vegas Sun che gli ha chiesto di mettere in fila i cinque match che hanno avuto un maggior peso nella sua carriera, Arum ha risposto così.

manila

  1. Ali vs Frazier III, 1 ottobre 1975. Il mitico Thrilla in Manila.
  2. Hagler vs Hearns, 15 aprile 1985 a Las Vegas. Una guerra senza un attimo di pausa
  3. Tate vs Coetzee, 20 ottobre 1979 a Pretoria. Ottantamila sudafricani riempiavano lo stadio.
  4. Pryor vs Arguello, 12 novembre 1982. Due maestri sul ring.
  5. Mayweather vs Pacquiao, 2 maggio 2015. Il più grande affare nella storia della boxe.
    Niente male, vero?
    Ma nella vita di Bob Arum non c’è stato soltanto il sole.
    Nel 1995 ha dovuto pagare 125.000 dollari di multa alla Commissione Atletica del Nevada, colpevole di avere versato una tangente per agevolare il nulla osta per una  riunione.
    Nel 2000 ha confessato in Tribunale di avere corrotto l’IBF per convincere l’Ente a porre in alto nelle classifiche i suoi pugili.
    Roberto Duran, nel corso di un’intervista che mi ha concesso nella sua casa di Miami molto tempo fa, l’ha accusato di non avere mai versato al fisco la percentuale di tasse che invece tratteneva dalla borse.
    A 85 anni parla di progetti, di piani a lungo termine.
    Nella testa ha un pensiero fisso: Lomachenko vs Pacquiao. Non sono d’accordo, e l’ho anche scritto (https://dartortorromeo.com/2016/10/28/bob-arum-pacquiao-lomachenko-e-una-boxe-sempre-piu-da-circo/), ma non si può certo accusarlo di immobilismo.
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    Uomo di cultura, aveva un modo particolare di gestire la conversazione con chi non era della sua stessa madre lingua. Parlava lentamente e lo faceva in un inglese perfetto. Voleva essere sicuro di non essere frainteso, che i concetti che esprimeva fossero chiari dalla prima all’ultima parola.
    Diavolo e genio, Bob Arum ha influenzato pesantemente il pugilato mondiale dalla seconda metà degli anni Sessanta ai giorni nostri.
    Domani festeggerà la duemillesima puntata della sua avventura, la boxe lo considera ancora un punto di riferimento.
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