L’uomo che metteva ko i bidoni

lamar

NON C’È più nessuno a Bingham.

Ma se capiti in quelle zone puoi ancora trovare qualcuno capace di raccontarti i bei tempi, quando laggiù c’era lavoro e ogni fine settimana la birra scorreva a fiume e le donnine facevano affari d’oro.

Era una cittadina fortunata. Aveva la più grande miniera di rame a cielo aperto. Si era sviluppata in una zona di montagna, all’interno di uno stretto canyon. I minatori erano accorsi in massa e avevano trasformato quel posto di poche case in un villaggio di migliaia di anime.

Lo spazio per costruire era poco: una gola stretta e lunga che provocava tristezza al solo guardarla. Ma i minatori non si erano arresi e avevano messo su sette miglia di abitazioni strette e basse. Stavano tutti vicini, ma a regalare felicità c’era il dollaro che scorreva a fiumi. A loro non serviva altro.

Poi la miniera si era inaridita, il lavoro era andato scemando e nel 1961 gli abitanti erano scappati via per trasferirsi a Copperton, poche miglia di distanza.

Oggi Bingham è una citta fantasma.

Utah_MainStreet

Tre anni prima del grande crollo, alcuni uomini di buona volontà avevano cercato di restituire un minimo di vita a un posto in rapido declino. Avevano organizzato le finali di un torneo di pesi massimi professionisti.

Pensavano che il pugilato sarebbe stato un ottimo mezzo per finire sui giornali. E avevano avuto ragione, anche perché quel torneo era stato vinto da un signore che l’1 dicembre del 1958 aveva steso tutti gli avversari: sei vittorie per ko alla prima ripresa!

Quel signore si chiamava LaMar Clark e a fine carriera sarebbe entrato nel Guiness dei primati. Ma di questo parlerò dopo.

Era nato l’1 dicembre del 1934 a Cedar City nello Utah, un paesone di poco più di diecimila anime, 290 chilometri a Ovest di Las Vegas lungo l’Interstate 15.

Aveva studiato al College, aveva giocato da fullback nella squadra di Football Americano, aveva poi provato con basket e baseball. Alla fine aveva deciso che sarebbe stato meglio fare il contadino. Era diventato un allevatore di polli nella fattoria gestita dai genitori: Nora Davis ed Ernest Thomas Clark.

In palestra il ragazzo aveva però scoperto di avere del talento. Picchiava duro, soprattutto con il destro che con il tempo sarebbe diventato “Thunder punch” (pugno di tuono) e avrebbe fatto di lui “The Cedar City Bomber”.

Buon dilettante: 65 vittorie e solo quattro sconfitte. Quarantatré successi per ko. Poi, il professionismo. Si era lanciato nell’avventura legandosi a Marv Jensen, il manager di Gene Fullmer: il campione del mondo dei pesi medi.

Clark non arrivava a 1.80 e pesava circa 85 chili. Era un peso massimo piccolino, ma dotato di potenza.

Penso che molti di voi non avranno mai sentito nominare questo signore. E allora: come ha fatto a entrare nella storia della boxe?

I due libri di riferimento per le statistiche pugilistiche, il Record Book di The Ring e BoxeRec, lo indicano come il pugile che ha collezionato il maggior numero di knock out consecutivi: 44 per The Ring, 41 per BoxeRec. Io, dopo attente ricerche, propendo per l’ultima tesi.

lamaro

Arrivati a questo punto della storia qualcuno si chiederà quali titoli abbia vinto un pugile capace di mettere assieme una striscia di 41 ko. La risposta è semplice: nessuno. Non è mai stato in classifica mondiale, non ha neppure sfiorato la possibilità di entrare a farne parte.

La verità è LaMar Clark ha incontrato una serie impressionante di brocchi, così tanti che sembrava impossibile trovarli: dei primi 42 avversari solo tre erano riusciti a vincere un match!

Saliva sul ring contro gente che fino a quel momento aveva fatto solo wrestling, oppure si misurava con i forzuti del paese. Pugili con tanto di licenza, per carità, ma autentiche frane.

Lui aveva una boxe un po’ arruffona, aggressiva, scoordinata. Sicuramente aveva pugno, ma non era certo un campione.

Aveva battuto tre avversari nella stessa serata, in un’altra ne aveva sconfitti due in meno di quattro minuti. Un incontro dopo l’altro aveva collezionato un record difficilmente superabile. Poi le cose si era fatte più serie.

Aveva perso per la prima volta contro Bartolo Soni, campione domenicano dei pesi massimi con origini italiane. Era andato ko al nono round.

Altra sconfitta nella sfida successiva contro Pete Rademacher, campione olimpico e protagonista anche lui di un singolare primato: aveva esordito al professionismo disputando subito il campionato del mondo, perdendo contro Floyd Patterson per ko 6.

LaMar Clark aveva conseguito una vittoria prima di disputare quello che sarebbe stato l’ultimo match della carriera.

clay

Il 6 aprile del 1961 a Louisville era stato battuto per ko da Cassius Clay che solo tre anni dopo sarebbe diventato Muhammad Ali. Proprio quello contro Clark era stato il primo match in cui Clay aveva cominciato il giochino delle previsioni.

Avevo la sensazione che sarebbe finito giù. Dissi che l’avrei messo al tappeto in due round e così era stato.”

LaMar Clark si era ritirato a 27 anni. Era fresco sposo di Brenda Huntsman che gli avrebbe dato tre figlie: Nicole, Cherese e Theresa. Uomo di chiesa e marito fedele avrebbe vissuto una vita serena portandosi dietro i bei ricordi della boxe.

Non è stato un campione, ma soltanto un pugile che con il suo record ci ricorda quanto le carriere possano essere abilmente costruite.

Puoi anche battere per ko decine avversari di fila, ma se sono solo una serie di bidoni difficilmente entrerai nella storia. A meno che non ti accontenti delle statistiche. E allora 41 ko consecutivi sono un buon motivo perché ogni tanto qualcuno sfogli i libri sacri della boxe e si chieda chi mai fosse LaMar Clark da Cedar City, Utah.

Io ho cercato di raccontarvelo.

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