Norton, campione nato nell’epoca sbagliata

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C’ERA un tempo in cui i pesi massimi erano degli eroi. Ken Norton è stato uno che si è battuto contro i migliori ed ha anche vinto. Erano i tempi in cui la categoria era frequentata da gente tipo Muhammad Ali, Joe Frazier, George Foreman, Larry Holmes. Miti del pugilato, personaggi che avrebbero segnato da soli qualsiasi epoca.

Nonostante fosse costretto a muoversi in simile compagnia, Ken Norton è riuscito a recitare da protagonista. L’ho visto soltanto in tv, mi è bastato perchè lo stimassi come un campione per cui ho sempre provato un rispetto assoluto.

L’ultima volta che mi era venuta voglia di scrivere di lui era stato dopo aver letto su un giornale di Las Vegas di quello che la Patway Service, un servizio che aiuta i disabili di Jacksonville, aveva fatto per lui. Gli aveva dedicato una statua, creata dall’artista Lindsay Woodward ed inaugurata dallo stesso Norton nella sua città nel 2009.
Anche il vecchio Ken, nato il 9 agosto del 1943, era stato assai vicino a rimanere disabile. Nel 1986 aveva avuto un terribile incidente d’auto. Si era fratturato il cranio, la mandibola ed entrambe le gambe. I dottori gli avevano detto che avrebbe dovuto passare il resto della vita su una sedia a rotelle. Non era andata così. Dotato di grande forza di volontà, aiutato da un fisico che in passato aveva sperimentato a ogni livello, Norton era tornato a camminare e poi a vivere un’esistenza normale.
Ma non era per questo che era diventato famoso.

Il 31 marzo 1973 aveva battuto Muhammad Ali (foto sotto), provocandogli la frattura della mascella e diventando incredibilmente popolare in una sola notte (http://www.youtube.com/watch?v=vbYtHaduVZ8). Ali era il netto favorito, i bookmaker lo davano vincente arrivando a pagare fino a cinque volte la scommessa. Dopo il match, Ken Norton aveva voluto sottolineare l’impresa citando una frase che aveva letto nel libro “Think and grow rich” di Napoleon Hill: “Le battaglie della vita non sempre vanno al più forte o al più veloce, prima o poi vince l’uomo che pensa di poterlo fare.” Ali era stato meno filosofico: “Immagina di avere una mascella rotta e di dover disputare altre dieci riprese!”. Poi aveva aggiunto: “Io con quello non salgo più su un ring.”.

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Il 10 settembre dello stesso anno erano tornati a combattere (www.youtube.com/watch?v=OClPaeqXUM4) e Ali aveva vinto con una contestatissima split decision (5-7 5-6 6-5, all’epoca i giudici non davano un punteggio, ma indicavano le riprese che assegnavano a ciascun pugile). La trilogia si era conclusa il 28 settembre del 1976 (https://www.youtube.com/watch?v=Atzy49nQoNM) con una decisione unanime, anche se di stretta misura, a favore di “The greatest”. Quattordici mesi dopo, Muhammad Ali aveva preferito difendere il titolo con Leon Spinks pur di non concedere la quarta occasione a Ken Norton.

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Il gigante, 100 chili per 193 centimetri di altezza, era così stato nominato a sorpresa, unico nella storia dei pesi massimi, campione del mondo dal Wbc senza che si fosse battuto per la corona. L’Ente aveva semplicemente considerato, a posteriori, valido per il mondiale il match che Norton aveva disputato contro Jimmy Young (foto sopra, a destra) e che era stato etichettato come eliminatoria.

Pugile di valore, forte fisicamente e dotato di gran pugno, molto potente dalla corta distanza, Norton a fine carriera era diventato attore per la Paramount di Dino De Laurentis. Protagonista in “Mandingo” e di “Drum, l’ultimo Mandingo”, era entrato nel cast di altri venti film.

Ha avuto cinque figli. Uno di loro, Ken jr, è stato per tredici stagioni stella dei San Francisco 49er di Football Americano e oggi fa l’allenatore in seconda nel campionato NFL con i Seattle Seawaks. Ha vissuto per lungo tempo come un uomo felice nell’Orange County, California. «Vedere la strada che è riuscito a fare questo piccolo nero mi inorgoglisce. Mi hanno anche dedicato una statua, ma allora qualcosa di buono l’ho fatto».

Gli anni Settanta erano dunque quelli di Muhamad Ali, Joe Frazier e George Foreman. Tutti e tre nella stessa decade. E c’erano anche Ron Lyle, Earnie Shavers, Oscar Bonavena, Joe Bugner. Ken Norton quel decennio magico ed esaltante l’ha percorso da protagonista. E quando è morto, il 18 settembre dello scorso anno, non solo noi anziani ci siamo immediatamente ricordati di lui.

Dicono che chi ha una certà età come me tenda a enfatizzare il passato, a ricordare con piacere cosa accadeva un tempo a discapito del pugilato di oggi, dei campioni che appartengono al presente.

Bermane Stiverne (foto sotto, a sinistra) è da poco diventato il nuovo campione del mondo Wbc della categoria. Il primo che Haiti abbia mai avuto. E’ nato a La Plaine, ha vissuto molti anni a Laval, Montreal. Oggi ha la residenza a Las Vegas. E’ un ragazzo del ’78, ha cominciato a boxare soltanto a 19 anni, a 25 è diventato professionista, a 35 campione del mondo.

Nel 2012 ha disputato un solo match. E’ stato inattivo 378 giorni, poi ha affrontato Chris Arreola e lo ha battuto ai punti. Altri 378 giorni senza salire sul ring e ha vinto di nuovo. Ancora contro Arreola, stavolta per ko.

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Sarò ancorato al passato, ma mi sembrerebbe ingeneroso confrontarlo con i campioni di allora. Per valore assoluto, per completezza tecnica, classe e talento.

Oggi il meglio che possa offrire la categoria è illustrato in una lista che comprende Pulev, Povetkin, Fury, Thompson, Glazkov, Wilder, Chisora, Adamek, Cunningham. Non mi sembra di vedere un nuovo Joe Louis tra questi.

Il solo Wladimir Klitschko ha spessore pugilistico. Ma non è un personaggio universale. La sua popolarità è circoscritta all’Europa, soprattutto alla Germania. Gli Stati Uniti non hanno una gran voglia di vederlo. Per reggere il cartellone avrebbe bisogno di un rivale alla sua altezza. Così l’ultima difesa in pay per view contro Levai ha registrato su ESPN appena 468.000 acquisizioni. Oltre i confini continentali le sue imprese non hanno grande eco.

Una volta i pesi massimi erano degli eroi. Oggi passano senza lasciare il segno nella storia.

 

 

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