Negli States il talento annoia!

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E’ UN DATO di fatto. Ci si abitua a tutto. Ma nel momento in cui non siamo più capaci di indignarci, dovremmo fermarci e ricominciare a pensare.

Negli Stati Uniti giudicano Guillermo Rigondeaux “noioso”. E la HBO Tv lo cancella dai suoi programmi.

Il cubano (nella foto, a destra, contro Nonito  Donaire) è imbattuto dopo 13 match, otto volte ha vinto per ko. Ha conquistato il titolo Wba al nono incontro. Poi ha centrato anche quello della Wbo. Ha sconfitto un grande di oggi come Nonito Donaire. E prima di passare professionista ha vinto due mondiali e due ori olimpici. Non perde dal 2003!

Incontrista di talento assoluto, una scelta di tempo fantastica, grande velocità di esecuzione. Boxa bene con entrambe le mani.

E dicono che è noioso!

Davanti a questa provocazione nessuno si è indignato, in molti hanno commentato allo stesso modo “E’ normale.

A me non sembra.

Non mi stupisco. So che gli Stati Uniti sono da sempre un Paese che preferisce le scazzottate feroci a un’esibizione di classe. Il Far West non è mai stato dimenticato, si sentiranno sempre un Paese di Frontiera. Non è un caso che gli Usa siano il luogo dove gli appassionati di pugilato e quelli di sport più violenti come MMA e UFC siano più vicini.

Laggù amano il Football Americano non per i lanci precisi di un quarterback o le finte di un running back. Loro adorano gli scontri violenti, i placcaggi al limite del lecito e possibilmente in grado di provocare rumori agghiaccianti.

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Marvin Hagler in passato ha subito lo stesso ostracismo di Rigondeaux da parte dei grandi network. Pernell Whitaker non ha ricevuto il credito che avrebbe meritato. Probabilmente oggi il mitico Wilfredo Benitez (a sinistra nella foto sopra contro Leonard) non avrebbe trovato posto nella programmazione televisiva.

Laggiù la concorrenza è tanta. Ci sono HBO e Showtime (suo il contratto record con Floyd Mayweather: sei incontri a 30 milioni garantiti ognuno) a guidare il gruppo. ESPN ha il Friday Night Show, FoxSport ha il Monday Night Fight. Anche un network gratuito come la NBC trasmette un match al mese.

La ricerca a tutti i costi dell’audience porta all’esasperazione dello spettacolo da offrire. Ricordo che molti anni fa le Tv dell’epoca avevano già aumentato il numero delle telecamere con cui riprendevano il match in modo da proporre ogni singolo momento del combattimento da più angolazioni. Volevano la battaglia, il sangue, gli scontri feroci. E preferibilmente senza pause. Ray Boom Boom Mancini prima e la trilogia Gatti-Ward poi, sono stati l’esempio più eclatante di questo tipo di pugilato.

Non riuscirò mai a convincermi che le guerre tra Arturo Gatti e Mickey Ward siano state più belle della sfida tra Sugar Ray Leonard e Wilfredo Benitez (trasmesso nel 1979 dalla stessa HBO). Ma rispetto le scelte di chi non la pensa come me. Non per questo però perdo la capacità di indignarmi quando sento dire da una televisione come la HBO che Guillermo Rigoundeaux è “noioso”!

Mi indigno, nella speranza di non fare la fine dello Stato nella bellissima “Don Raffaè” di Fabrizio De André.

“Prima pagina venti notizie 


ventuno ingiustizie e lo Stato che fa 


si costerna, s’indigna, s’impegna 


poi getta la spugna con gran dignità“

Alla prossima.

Nell’attesa, proviamo a riscoprire assieme quanto sia importante indignarsi.

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Non sopporto Floyd Mayweather (sopra, a sinistra, contro Felipe Canelo). Capisco benissimo che a questo punto potrebbe scattare il classico “E chi se ne frega!”, ma vado avanti lo stesso. Non ne sopporto l’arroganza, la voglia di essere stravagante ad ogni costo, l’ostentazione della ricchezza. Non mi può stare simpatico uno che picchia la moglie davanti ai figli. Ma, per la miseria, quando sale sul ring, godo. Forse perché amo la boxe e ho l’anima candida.

Ho visto Mayweather nel suo ultimo match umiliare Saul Canelo Alvarez. L’unica attenuante per il messicano potrebbe essere l’età. Ha 23 anni, l’ha affrontato troppo presto. Calma però, prima di questa sfida ho sentito parlare di lui come di un picchiatore di livello. E poi aveva già al suo attivo otto incontri mondiali vinti, 42 successi, 27 ko. Non era certo un novizio come è sembrato nella sua notte da incubo sul quadrato dell’MGM nello scorso settembre.

Che spettacolo! Una difesa addirittura migliore di quanto non sia stata la fase di attacco, comunque eccezionale. Mayweather ha lasciato un bersaglio minimo al suo rivale. In ogni fase del match, spalla sinistra alta e figura defilata, non ha concesso speranze al messicano. Per Alvarez il rivale deve essere apparso come un fantasma. Imprendibile. Per sperare in qualcosa di positivo avrebbe dovuto provare con i ganci, il diretto non era praticabile. Quando ha tentato, è stato severamente punito. Due montanti da cineteca gli hanno fatto fare un salto di qualche centimetro.

Poi, che gioia vedere il diretto sinistro in fase di attacco. Un martello pneumatico come potenza, un flash come rapidità. Mayweather ha giocato, ha scherzato, ha irriso il povero avversario. Alvarez deve avere capito di avere osato troppo. Un po’ come quei ragazzi che si sentono dire dai compagni di classe “quanto sei bravo, quanto sei forte” e provano a fare il salto di classe. Tre anni in uno. Poi trovano Floyd Mayweather e la bocciatura è devastante. Ma così non è per tutti.

Detto questo, continuo a non sopportare Mayweather. Non lo sopporto al punto che quando si è messo a scherzare sul ring, quando ha umiliato Alvarez prima provocandolo e poi evitando i suoi colpi impazziti con schivate al millimetro, mi ha fatto rabbia. E’ vero, quando le stesse cose le faceva Sugar Ray Leonard mi divertivo. Ma quante volte devo confessare che ho antipatia per Pretty Boy?

E’ un grandissimo, un pugile degno di figurare nell’albo d’oro dei migliori di sempre. Ha velocità di braccia, intelligenza tattica, grandissima abilità difensiva, strategia d’attacco di alta scuola. Ma ha soprattutto la capacità di sentire il ring. Una qualità che hanno pochi eletti. Si muove sul quadrato come se fosse a una festa tra amici. Gioca, scherza, punzecchia. E se proprio è necessario, ti tormenta di colpi. Alla fine anche gli amici si stuferebbero.

E’ troppo bravo per quelli che ci sono in giro. E’ così bravo che i paragoni puoi solo farli col passato. Ma è ancora presto, aspetto che si ritiri per cominciare a pensare a come lo posizionerei.

E’ stato grande Floyd Mayweather. Un campione che sul ring riesce a farmi dimenticare tutte le cose brutte messe in fila da “civile”. Ma anche lui non sfugge all’accusa.

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“Mayweather è noioso, allontana la gente dal pugilato.” (sopra una delle “guerre” tra Arturo Gatti, a sinistra, e Mickey Ward).

L’ho letto sul web, l’ho sentito in giro. Forse per questo esagera. Ha capito la necessità di costruirsi un personaggio forte, da uomo che divide le folle. E’ un modo per entrare nella testa dei tifosi quando il talento puro non basta.

“La boxe di Pretty Boy non può essere insegnata in palestra. Questo signore non è poi così forte come dicono molti presunti esperti, non merita neppure un confronto con i grandi del passato. Lo batterebbero tutti.”

Internet è pieno di detrattori del più forte pugile di oggi, di uno dei più bravi di sempre.

Vado con ordine.

L’affermazione più sbagliata è quella che sia un campione noioso, uno che allontana la gente dalla boxe. Prendiamo i numeri, quasi sempre non mentono.

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L’incasso della pay per view è stato di 150 milioni di dollari (fonte Forbes), battuto il record che apparteneva a Mayweather (foto sopra)-De La Hoya (del 2007). Le connessioni sono state 2,5 milioni, superati i i 2,48 milioni del precedente primato. Ecco la top ten della pay per view prima di Mayweather-Alvarez.

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Al campione sono andati 100 milioni di dollari (fonte Leonard Ellerbe, consigliere del gruppo Mayweather).

L’incasso al botteghino è stato di oltre 20 milioni di dollari (16.146 spettatori paganti, record per la boxe nel Nevada), sono stati venduti 26.163 biglietti per il circuito chiuso a 100 dollari l’uno solo a Las Vegas. A questo vanno aggiunti gli incassi di altre cinquecento sale sparse per gli States.

E tutta questa gente avrebbe speso così tanti soldi per un pugile che annoia?

Sarebbe più giusto dire che molti hanno comprato il diritto a vedere il match sperando di assistere al momento sognato per anni. Quello in cui Pretty Boy finisce a terra e viene finalmente sconfitto.

Sarebbe giusto perché in giro c’è tanta gente che non lo sopporta, io sono nel gruppo, e spera di diventare testimone oculare del suo tracollo.

E’ proprio questa la forza del personaggio. Dividere. Gli adoratori da una parte, quelli che non lo sopportano dall’altra. Ma neppure i più feroci oppositori possono metterne in dubbio la classe, il talento.

MaydentroLa boxe di Mayweather non annoia, esalta tutti quelli che sanno di pugilato. La sua difesa andrebbe studiata, analizzata, capita. La velocità di braccia, la rapidità degli spostamenti, la reattività dei piedi, le intuizioni in fase di attacco (nella foto, il jab sinistro di Floyd a segno contro Alvarez), la scelta di tempo. Solo chi pensa che l’unico elemento di spettacolarità della boxe sia il ko o la battaglia feroce può negare l’abilità assoluta del campione. Certo, è un modo di stare sul ring assai difficile da insegnare. Difficile anche perché dovresti trovare l’elemento che abbia le caratteristiche psicofisiche per assorbire simili insegnamenti. E poi perché si dovrebbe osare.

Mentro scrivo queste parole, mi torna in mente un discorso sul tennis fatto col grande Adriano Panatta.

“I maestri non insegnano tutto ai bambini, insistono solo sulla specializzazione di quei colpi che potrebbero essere determinanti nella carriera professionistica. Così il ragazzo a un certo punto non cresce più e scopre che gli manca qualcosa. Bravi di dritto e rovescio. Tirano in allenamento quello che noi tiravamo per fare un passante vincente in partita. Ma se devono ammorbidire una palla, cappottano.

E’ per questo che oggi ci troviamo davanti a picchiatori da fondocampo, per questo che sono diventati rarissimi i giocatori capaci di scendere a rete, di giocare il rovescio a una mano, di fare serve&volley, di mettere dentro una volée complicata. Ci siamo convinti che la realtà del tennis sia questa e se vediamo qualcuno che tocca di volo, che nel suo repertorio ha anche il dropshot, che sa gestire tatticamente una partita ci stupiamo e subito dopo ci affrettiamo a catalogarlo tra le anomalie del sistema.

La boxe sta vivendo da tempo la stessa realtà. E’ anche per questo che un fuoriclasse atipico come Mayweather o un talento come Rigondeaux non hanno la totalità dei consensi neppure sul piano della prestazione.

E dal momento che non si trovano rivali che possano contrastarli oggi, si va a cercare nel passato.

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Per Mayweather non ci si limita a paragoni che sul piano tecnico potrebbero benissimo reggere, anche io sono convinto che Sugar Ray Leonard e Thomas Hearns (a sinistra nella foto sopra contro Virgil Hill) da welter lo avrebbero battuto, ma è un’opinione e non pretendo spacciarla per verità assoluta. Non contenti, si va oltre. E si fanno nomi di personaggi che nessuno di coloro che li citano ha visto combattere dal vivo, ma solo in filmati che non rendono giustizia al reale valore del pugile. Si mettono nel secchio della spazzatura più o meno tutti i giornalisti contemporanei, ma si esaltano quelli di ieri. I loro scritti sono portati a testimonianza del reale valore di un atleta. Solo perché conforta le tesi dei denigratori.

“Non condivido le tue idee, ma darei la vita perché tu le possa esprimere”, credo sia di Voltaire. Bisognerebbe tenere presente questo insegnamento e farne una regola di vita.

Giudico assurdi alcuni raffronti, giustificati solo dal fatto di volere avere ragione a tutti i costi non esistendo una controprova, ma non bollo come incompetente chi li ha proposti. La cosa non credo sia reciproca.

Mi verrebbe da dare un consiglio, anche se penso già alla reazione (“Ma chi ti credi di essere?”): “Lasciate perdere.” Altrimenti il 3 maggio, data fissata per il prossimo impegno di Floyd Mayweather contro Marcos Rene Maidana, sarete costretti alla vigilia a ripetere le stesse cose: “Stavolta finisce con il culo per terra.”

Prima di ritirarsi Maywether potrebbe davvero essere sconfitto, da 36 anni in poi tutto diventa possibile. Ma questo non scalfirà il suo valore assoluto.

E’ un fuoriclasse che vale il paragone con i campioni della storia. Non lo sopporto, ma sarebbe disonesto negare questa semplice verità.

 

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